drugs-908533_960_720C’è un nuovo episodio nella interminabile serie “vietato vietare”. Attore protagonista, questa volta, è il “bardo cosmopolita”, come lo definisce l’ottimo Diego Fusaro: Roberto Saviano. La proposta, lanciata dal sontuoso “red carpet” della Mostra del Cinema di Venezia, dove si trovava per presentare la trasposizione cinematografica del suo libro Zerozerozero, è di quelle forti: legalizzare la cocaina.

Le motivazioni, come sempre avviene in questi casi, sono economiche. “La cocaina – ha detto il buon Saviano – andrebbe legalizzata, solo così si bloccherebbero i pozzi di petrolio delle organizzazioni criminali. La legalizzazione trasformerebbe l’economia mondiale”. Non c’è dubbio che sia così. Intanto, la cocaina, una cosa l’ha già trasformata: il mondo del lavoro. Nella iper-fantastica, iperveloce e ipertesa realtà che la società liberal-liberista ha costruito, una realtà che si basa sul feticcio della “competizione”, il professionista in giacca e cravatta o la professionista in tailleur sempre carichi, sorridenti, brillanti e pronti, appunto, a competere con tutto e tutti, con “ottime capacità di gestione dello stress”, come dicono con pelosa ipocrisia certi annunci di lavoro (per non dire che bisogna essere disposti a immolarsi come schiavi sull’altare del profitto) sono un modello da seguire. Così non sono certo rari i casi di quelli che, per aderire perfettamente all’identikit, si sostengono soprattutto grazie all’uso della polverina bianca. Perché un’auto nata per essere un’utilitaria non può certamente reggere ritmi da Formula 1. Anche se è “il mercato” che lo chiede.

A dire che così stanno le cose sono del resto i dati sulla presenza di tracce di cocaina nei fiumi che percorrono le principali città occidentali: lo scorso anno una ricerca condotta da un’equipe dell’Università Federico II di Napoli e pubblicata sulla rivista Science of the Total Environment, provò che le anguille posizionate in una vasca con una concentrazione di cocaina pari a quella del Tamigi, a Londra, non a caso capitale mondiale del business più spietato e competitivo, quello della finanza, avevano, dopo pochi giorni di esposizione, tutti gli organi principali letteralmente invasi dalla droga.

Eppure, per Saviano, questo modello di società non è un problema, evidentemente. Tanto che sarebbe pronto a rendere il tutto perfettamente legale. Perché, così, dice lui, si combatte la mafia. E qui emerge tutta l’ipocrisia della sinistra liberal e dei suoi cantori, sempre pronti a riempirsi la bocca di bei concetti, di frasi borghesi e patinate, ma che, nel concreto, sono pienamente sistemici e consustanziali a quell’enorme e spaventoso vuoto etico e morale che sta letteralmente distruggendo la civiltà europea e occidentale. Un vuoto che, dopo aver negato e cancellato ogni forma di totalità, di “progresso” in “progresso”, dal divorzio all’eutanasia, dall’aborto al suicidio assistito, loro stessi hanno, nel tempo, contribuito a creare. Edificando così una “civiltà della morte” che, come certificano i dati del declino demografico, aspira evidentemente a scomparire, inghiottita da un buio e oscuro vortice, nel più breve tempo possibile.

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