1457960088-olycom-20160309031855-18028559Ancora troppo in pochi se ne sono resi conto, ma c’è forse un solo partito in Italia che, oggi come oggi, presenta una tendenza realmente positiva in termini di consenso e di prospettive di crescita. Si tratta di Fratelli d’Italia. Così, mentre si apre a Roma il tradizionale appuntamento annuale di Atreju, che si concluderà domenica e vedrà la partecipazione, tra gli altri, del premier ungherese Viktor Orban, la “sfida alle stelle” (è anche il titolo dell’edizione 2019) di Giorgia Meloni appare definitivamente lanciata.

E gli spazi da conquistare potrebbero essere importanti. Perché larga parte dell’elettorato genericamente definibile come “di destra”, senza ulteriori specificazioni, appare in Italia privo di punti di riferimento. Massimo Fini, alcuni mesi fa, spiegò la trasversalità del Movimento Cinque Stelle, asserendo che, nell’ideologia del movimento pentastellato “ci sono (…) fattori sia di sinistra sia di destra, e altri che sono specifici di questo movimento”. E così, come titolava sulle sue parole il portale Barbadillo, “certa destra sociale” sceglieva Grillo e i suoi ragazzi. Più della Lega, perché più attenti alle questioni, per l’appunto, sociali e perché lontani da certi simboli del pantheon neoconservatore mondiale, come i Bolsonaro o le Thatcher, invece ampiamente accolti da Salvini.

Eppure questo elettorato, oggi, con l’accordo di Governo tra i pentastellati, i “dem” e i renziani, che ha smascherato l’ambiguità grillina, non può che sentirsi tradito. E, forse, attratto da un “ritorno a casa”. Verso la fiamma tricolore, che, di fatto, è l’unico logo a non essersi sporcato negli ultimi anni con accordi di Governo misti e figli dei numeri in Parlamento. Perché non ne ha avuto l’occasione né la necessità, certo. Ma, per gli elettori, che nella maggior parte dei casi non si curano troppo dei tecnicismi parlamentari, è comunque un bel segnale.

Ma non ci sono solo i voti in uscita da Di Maio e soci. Vanno infatti considerati quegli elettori, moderati o conservatori, che, dopo aver espresso in passato una generica preferenza per il centrodestra, da qualche tempo ormai non votano neppure più. E, come dicono tutte le rilevazioni, sono parecchi. Elettori, per esempio, che hanno sperato nella sburocratizzazione del sistema produttivo e che, per svariati motivi, sono rimasti delusi. Il progetto politico di Fratelli d’Italia, al momento, sembra essere quello più aperto ad accoglierli. E i segnali che anche la silente borghesia italiana si stia rendendo conto della crescita di questo partito sono inequivocabili. Basti dire che, lo scorso 24 agosto, sull’abbottonatissimo e, per l’appunto, borghesissimo Corriere della Sera è comparso un insospettabile (e involontario) endorsement. “Soltanto i fratelli d’Italia non sono spaccati, forse perché sembrano gli unici ad avere un leader con gli attributi: la Meloni”, ha scritto infatti Massimo Gramellini.

Ci sono poi gli elettori  in fuga dalla Lega. Soprattutto dopo lo spettacolare dramma agostano. Fratelli d’Italia può essere un contesto attrattivo perché, a differenza del partito salviniano, ha alle spalle una storia e una tradizione molto più coerenti con il presente. Un presente che, per il carroccio, è sì rigidamente gerarchico e comunitario (come per Fratelli d’Italia non è o quantomeno non ancora), ma allo stesso tempo, lo si è detto più volte su questo blog, povero e liquido nei contenuti, per lo meno quelli che non si consumano con un post sui social.

Quei contenuti che, alla tradizione culturale della destra italiana, invece, non sono mai mancati. E basta sfogliare l’elenco delle presenze tra i relatori di Atreju per capire che il partito erede della “fiamma” non voglia rinunciarvi, senza però dimenticarsi di guardare al futuro: si va da Pietrangelo Buttafuoco ad Alessandro Giuli, da Giampaolo Rossi a Enrica Perucchietti. Valori non negoziabili, politica estera, politica sociale. Molta la carne al fuoco.

Se i “Fratelli” e Giorgia Meloni riusciranno a fare una sintesi culturale e politica convincente, il futuro del palcoscenico sovranista non potrà che appartenere a loro.

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