1560008504-zingarettiColpiti, affondati, umiliati. Inizia male, malissimo l’avventura del nuovo centrosinistra governativo con la clamorosa sconfitta delle elezioni regionali in Umbria, dove la candidata del centrodestra Donatella Tesei ha letteralmente asfaltato il rivale Vincenzo Bianconi. Un risultato che, per la compagine che sostiene l’attuale esecutivo, assume ancora più il sapore della beffa dopo la passeggiata umbra di Conte, Zingaretti, Di Maio e Speranza.

Gli accrocchi di palazzo, d’altronde, non portano mai bene. Ma, soprattutto, non porta bene la mai doma sicumera della sinistra, la sua pretesa di rappresentare il “bene”, il “meglio” o, per dirla con un recente post apparso sul blog di Beppe Grillo, gli “elevati”.

Non porta bene perché, sebbene numericamente prevaricante sui media, nell’industria culturale, nel mondo accademico e tra i dipendenti e dirigenti delle grandi aziende, cioè tra quei “fighetti” (come li ha ben definiti Matteo Salvini) che guardano dall’alto in basso il resto del Paese, fatto di lavoratori in proprio, commercianti, operai e non solo, colpevoli di essere “da meno”, quasi dei malriusciti, la sinistra e il suo portato ideologico, fatto di “gretismo”, perbenismo, buonismo da operetta si confermano invece nettamente in difetto nella graduatoria delle simpatie dell’Italia reale.

Quell’Italia che non sguazza in risolini sciocchi leggendo, per esempio, l’ultimo articoletto sgradevole di Repubblica contro Giorgia Meloni, così come non lo faceva in passato di fronte alle continue prese in giro dirette, da buona parte del sistema mediatico, contro Silvio Berlusconi. Quell’Italia che non si riconosce nei comici e nella satira paternalistica che quel medesimo sistema continua a propinare per deridere l’elettorato di destra, come se si trattasse di soggetti mentalmente infermi, di cretinetti da rieducare. Quell’Italia che non se ne fa nulla della lotta contro la plastica, perché, per prima cosa, deve sfamare i propri figli. E arrivare a fine mese. Attività probabilmente meno nobile, ma ben più necessaria.

Si rassegnino dunque lor signori: i saggi semi-colti e banalotti delle tante “grete” e dei “greti” italiani e stranieri, quelli che, appena usciti, fanno bella mostra di sé sullo scaffale delle novità in libreria, non rappresentano la maggioranza silenziosa. Rappresentano solo una sparuta minoranza. Potente, sì, dotata di mezzi per comunicare, sì. Organizzata. Ma pur sempre una minoranza.

Che il resto degli italiani non li convince. E che, anzi, deridendoli li fa soltanto arrabbiare…

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