È l’epoca triste degli omini piccoli. Piccoli così, che calzano stivali piccolissimi e pretendono di scalare la vetta del futuro. La pecunia non profuma, non ha odore e tutti gli uomini hanno un prezzo. Ma gli omini sono sempre in saldo. La beffarda cedibilità, voluttuosità degli ominicchi di provincia, eternamente di provincia con la testa piccola, quelli con cui, a seconda dei casi, vorremmo assaltare l’Europa o il progresso  oppure con cui rappresentare un’idea di gruppo, una piccola comunità che si cementa ancora sulla sabbia dei nostri giorni, intorno al quale stringerci.

Si corrompono tutti gli ominicchi, e si stravolge persino l’ideogramma postulato da Prezzolini per inchiappettare a lungo raggio, nel tempo, noi italiani, quelli sempiternamente divisi tra furbi e fessi. Italiani da sempre chiamati ad una prova di maturità nelle piccole cose e non nei grandi slanci. Abbiamo unito il calabrese e il piemontese, li abbiamo fatti crepare in mezzo a qualche trincea sul Carso ma se possiamo fregare gli spicci alla signora che se li è dimenticati sul bancone…
Com’è che diceva Giuseppe? “Per le cose grosse non si cade mai, per quelle piccine spesso”

Così se un tempo i furbi non usavano “mai parole chiare, mentre i fessi qualche volta”, oggi i furbi oggi sono la parodia del tempo, di se stessi, di noi tutti – così brutalmente parodia che anche la satira s’affatica -: usano parole chiarissime per rappresentare la loro pochezza. Si rimane sconcertati ma te lo dicono: NO, non ho né laurea, né diploma eppure chiamatemi Ministro: ministro dell’Istruzione; si uniscono al coro, prendono il treno, ne fanno un trend e nessuno, nessuno li bacchetta mai abbastanza, così si sentono liberi di passare di qua e di là, di rinnegare e poi twittare, di rimpiangere, di smentire. Di sentirsi vittime, carnefici e poi vittime di nuovo. Di puntualizzare anche quello che sta stampato sulla pelle. Come Paolo Di Canio. Per colpa di quel Dux allontanato da Sky, poi penitente ritornato, riaccolto in tv, dopo un’intervista con le manine giunte in preghiera in cui dice chiaramente che: “Sky fece bene ad indignarsi per i miei tatuaggi. La gente cambia. Io sono cambiato, non da ieri”. Pentito chiaramente del saluto romano sotto la Nord laziale: “la cosa di cui mi più mi pento nella mia carriera”.

Oggi la missione maturante qual è? Non tanto, e non solo, quella di limitare i furbi, da sempre esistiti, ma quella di respingere la terza categoria, a cavallo tra i fessi, noi, e i furbi, gli altri: i fintitonti. I sempre splendenti, i sempre accettanti, i sempre “non è detto”, i sempre buoni; del resto, se la moda occidentale è quella della tolleranza, della benevolenza, dell’emancipazione che azzera ogni riferimento legato al buon senso comune, ai più piccoli e basilari riferimenti morali, allora si può dire di sì. Si può dire di sì a Di Canio, a Renzi, a Verdini, alla Boschi, ad Alfano, a Valeria Fedeli, pure a Razzi; a Saviano e ai sindaci africani, alla Cirinnà, ai sindacati, al datore di lavoro che ti sfrutta miseramente e ti ricatta con poco, troppo poco. Li si può giustificare, li si può ancora votare, ancora scegliere, ci si può ancora credere; del resto, hanno fatto bene a farsi gli affari loro in questa Italia di fessi.

Così pensano i fintitonti. I fessi s’incazzano tremendamente e i furbi ci guadagnano sempre.

Chi sono i fintitonti? Sono quelli che accettano aprioristicamente, perché è il tempo che lo richiede. Che fai, ogni tanto osi manifestare la tua idea? Come ti permetti di dire la tua fino in fondo? Non sei forse d’accordo con le imposizioni del tuo Dio laico, il Progresso? Non apri la tua casa? Come osi autodeterminarti?
I fintitonti sono quelle ombre, leggermente sfiorate dal presente, sempre indaffarate a dire che sono indaffarate per pensare, per agire (contro). Sono quelli che ti parlano sempre di civiltà, che però, ai fessi, sfugge dove sia.
Negli ospedali, come a Nola, si curano i pazienti per terra. Oltre 4 milioni di poveri sopravvivono disperatamente. Per due trentenni, nell’unica vita a disposizione, fare un figlio è solo un sogno, ottenere un mutuo, una follia. Il Paesaccio è in cancrena e in recessione da tempo. Le soglie pre-crisi si potranno raggiungere solo nel 2024, secondo le stime. Dio è sparito dai piccoli e grandi schermi. C’è un’emergenza umanitaria gravissima in atto, condita da un’invasione pacifica. Con una mano si toglie, agli italiani, e con l’altra si dà, magari ai migranti che cercano soccorso (non ci credete? Ne parlai qui: http://www.ilgiornale.it/…/soldi-i-corsi-pre-parto-musicali…). Si può licenziare se l’azienda lo ritiene necessario per aumentare il profitto. Ad Almaviva, i sindacati non fanno pace con lo Stataccio e mandano a casa 1666 lavoratori per 400 euro di stipendio.
Ma grazie a Dio, anzi no, per carità, Lui non c’entra niente, due gay si possono sposare. E certo.
Ai fessi sfugge dove sia la civiltà.

Tra fessi, furbi e fintitonti, è normale che di grandi uomini e di grandi gesta, di grandi tempi, non se ne parli più. Il tempo perde la concezione della grandezza come evoluzione di un uomo comune, pescato tra i fessi, i furbi e fintitonti ma divenuto, cresciuto. Uno che ha creduto. Stat magni nominis umbra, resta l’ombra di una grande fama. Nostalgicamente. O sarebbe il caso di dire stat parvi nominis umbra, resta l’ombra di una piccola fama, per essere aderenti al presente.

C’è un’estromissione totale e sublinguale dal presente. La realtà tende a non esistere più. C’è la narrazione della realtà, l’immagine, il jpeg, il post, il whatsapp, il racconto, il pdf, ma della realtà vera, non ce n’è l’ombra. Anche San Tommaso – quello della Bibbia -, quello che fece incazzare Gesù perché non credeva fosse risorto, vivo e morto, eterno ed etereo, davanti ai suoi occhi. Ma come? Ti ho detto che sono il Cristo risorto? Tocca il mio costato, forza! Ecco, neanche San Tommaso avrebbe vita facile tra gli sfuggenti significati dell’oggi, tra vigliaccheria e ritrattazioni, come nel grande tempio dove si stabilirono i farisei a fare affari. Tommaso, tocca quel Dux sul braccio di Paolo Di Canio. È scritto grande e nero, dirai: “beh, alura è fascista!”, lo è sicuro, pensavamo tutti. E invece no. La realtà, Tommaso, non esiste più. Sentiti libero oggi, dopo duemila anni, di dire che il Cristo, quella volta, davanti a te, non c’era. Tranquillo Tommaso, è il tutto un sogno in un sogno, come diceva Allan Poe, è come guardare per tredici ore filate Inception e poi provare a far girare la trottola.

Ma cosa dovrebbero fare i fessi? Spegnere i social? Scendere in piazza? Scendere nei social o spegnere la piazza? Dovrebbero correre a destra, a sinistra. Stare fermi al centro? Credere, non credere? Obbedire o combattere? Rimanere se stessi o ritornare a se stessi?

Meglio fessi che furbi e fintitonti.

“L’Italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l’Italia sono i furbi che non fanno nulla, spendono e se la godono”. E da oggi, i fessi avranno a che fare anche con i fintitonti che difendono i furbi o che accolgono i furbi.

Santocielo!

Chi dovrà andare a raccattare 400 euro di pensione o al mese dal fondo del barile della dignità? Chi guarderà Sanremo, chi si farà distrarre dall’universo favolistico e distruttivo della De Fillippi alla tivvù? Chi leggerà Fabio Volo e penserà di volare sui pensieri al mattino presto? Chi comprerà la nuova lavatrice pronta a sfasciarsi dopo due anni? Chi digerirà il canone Rai in bolletta? Chi farà quel che dicono? I fessi.

I fessi, il vero motore d’Italia. Meglio fessi che furbi. Ma soprattutto: meglio fessi che fintitonti.

Coraggio, fratelli fessi. Abbiamo coscienza di noi stessi, della nostra grandezza. Del resto, abbiamo generato i furbi e i fintitonti. C’è una grande lezione da ricordare, e ce la dà Enrico Ruggeri: degli uomini piccoli non ne resta altra traccia. E magari teniamo a mente anche la direzione, questa volta dettata da Tiziano Terzani: “facciamo più quello che è giusto, invece di quello che ci conviene. Educhiamo i figli ad essere onesti, non furbi”.

Nell’attesa, aspettiamo che Di Canio rinneghi anche il dialetto romano. Chissà, magari lo assumono alla Regione Lombardia.

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