In America li chiamano Millenials; sono i giovani nati dopo il 1985, quelli che in termini elettorali rappresentano il voto degli “under 30”. Sono stati il fiore all’occhiello della propaganda elettorale di Obama e ora sono diventati l’incubo per la sinistra liberal.
Uno studio dell’Institute of Politics dell’Università di Harvard, uscito qualche giorno prima delle elezioni di midterm, anticipava un dato che sembra confermato dall’esito delle elezioni: la maggioranza di loro (51%) avrebbe votato repubblicano.
In termini elettorali non rappresentano grandi numeri (nelle presidenziali del 2010 furono il 10% dell’elettorato), ma lo spostamento a destra del voto giovanile non solo conferma il crollo di consensi di Obama, ma rappresenta un cambio radicale di tendenza in un segmento sociale che negli ultimi anni si è identificato nell’immagine “cool” del primo Presidente che ha usato il linguaggio dei social media proprio della net-generation.
Per gli analisti questo spostamento del voto giovanile è importante perché le prossime elezioni presidenziali si giocheranno sul filo del rasoio e gli under 30 rischiano di essere determinanti.

IL VOTO GIOVANILE
In America, negli ultimi vent’anni, il voto giovanile è stato quasi sempre appannaggio della sinistra. Ai tempi di Bill Clinton (durante le campagne elettorali del 1992 e 1996) il consenso degli under 30 per lui superava di dieci punti quello per i repubblicani. Solo con la prima presidenza Bush la preferenza dei giovani fu in equilibrio per poi tornare a favore dei Democratici durante la sfida tra Bush e Gore nel 2004.
Negli anni successivi la forbice si è nuovamente allargata a favore della sinistra e ha raggiunto il suo massimo nel 2008 quando, con la prima elezione di Obama, gli under 30 si schierarono massicciamente dalla sua parte, superando di 30 punti il voto dei coetanei per John Mc Cain.
Oggi Obama è stato abbandonato dai Millenials per le stesse ragioni per cui è stato abbandonato dal resto dell’elettorato: negativa politica economica e fallimentare politica estera. Da notare che il 57% dei giovani ha dichiarato di disapprovare l’Obamacare, la riforma del sistema sanitario che i Democratici erano convinti servisse soprattutto alla generazione del nuovo millennio.

IL MITO DELLA GENERAZIONE POST-RAZZIALE
Secondo lo studio di Harvard, la componente razziale influenza ancora le scelte dei giovani. L’idea che i Millenials siano una generazione post-razziale sembra smentita dal fatto che i giovani neri approvano incondizionatamente l’operato di Obama (al 78%), mentre i giovani bianchi lo disapprovano (al 65%). Da registrare il tracollo di consenso tra i giovani ispanici che ora lo appoggiano al 49% (5 anni fa erano l’80%), in linea con la più generale disaffezione dell’elettorato Latinos, tradizionalmente di sinistra, che mai come ora si era spostato sul partito Repubblicano (come dimostra anche questo studio Pew Research).
Se dovesse continuare la tendenza, secondo l’Università di Harvard, i giovani bianchi che voteranno a sinistra alle prossime presidenziali potrebbero essere meno del 40%, un risultato che non si vedeva dal 1982 in piena era reaganiana.

LA NUOVA DESTRA: DONNA, GIOVANE E NERA
Lo spostamento a destra non sembra legato ad un particolare apprezzamento del partito Repubblicano ma semplicemente al fallimento del sogno con cui era accompagnata l’elezione di Obama; nel complesso i giovani americani nutrono profonda disillusione per la politica e per i partiti, del tutto simile ai loro coetanei europei.
Eppure la destra americana sembra essere riuscita a rinnovare la sua immagine. Simbolo di questo nuovo corso del partito Repubblicano sono Elise Stefanik, 30 anni da New York, la più giovane donna mai eletta al Congresso americano, e Tim Scott espressione del Tea Party e primo senatore nero ad essere eletto in uno stato del Sud dal 1881.

Insomma, dopo il bluff di Obama, per i democratici si annunciano tempi difficili.

Su Twitter: @GiampaoloRossi

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