Piccola parentesi culturale, ovviamente senza prendersi troppo sul serio. La storia è quella di Colin Smith , un ragazzo rinchiuso in riformatorio che può guadagnarsi una borsa di studio e la libertà vincendo una maratona. A un passo dal traguardo, quando è solo al comando, però si ferma e lascia via libera ai suoi inseguitori rinunciando al mondo agiato dei college per continuare a vivere sulla <cattiva strada> con i suoi compagni d’avventura. <La solitudine  del maratoneta> scritto mezzo secolo fa da Allan Sillitoe,  scrittore tra i capofila della letteratura inglese <arrabbiata> e degli antieroi, è tornato da qualche settimana in libreria garzie ad una serie di racconti ripubblicati dalla Minimum Fax. Lo corsa ovviamente è solo un pretesto per raccontare una storia di vita dove il giovane Colin ,ad un certo punto della sua gara, decide di perdere.  Sceglie di non  rischiare una vita che non fa per lui: niente riflettori ma nella direzione che preferisce senza per questo essere un perdente. Un bel racconto, per tirare il fiato tra un <lungo> e una <ripetuta>, che riporta ad uno dei temi principali per i maratoneti cioè a quello della solitudine. Come dice un mio amico che non è un filosofo ma la sa lunga…<alla fine, quando non ne hai più,non importa se sei insieme a cento persone, non ti può aiutare nessuno…>

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