Lei corre, si allena, vince gare estreme tra i ghiacci dell’ Alaska e  per farla rientrare a casa le mettono sassi e segnali sul percorso, un po’ come le briciole di Pollicino. Se no si perde. Altrimenti non sa dove andare. Tempo, spazio e direzione per lei ormai non hanno più valore.  La storia è quella di Diane Van Deren, 49 anni, americana del Colorado, moglie e madre di tre figli.  E’ una delle più forti ultra runner al mondo (corre per il team  North Face)  e lo scorso anno ha vinto la Yukon Artic ultra, una prova estrema di 480 chilometri a meno 44 gradi. Diane Van Deren nel 1977  subisce un intervcento di lobotomia ad una parte del suo cervello mentre è incinta del suo ultimo bimbo. I medici glielo tolgono perchè soffre di epilessia, una forma aggressiva che le provoca fino a cinque attacchi a settimana e  lunghi momenti di incoscienza. Così la decisione di operarsi, di mettere fine a quel calvario in cui perde qualsiasi contatto con la realtà. Da allora l’epilessia è un ricordo per lei che però di ricordi non ne ha più. Diane non ha memoria e per sapere chi è suo marito e chi sono i suoi figli s’aggrappa alle fotografie che le mostrano ogni giorno e a ciò che le raccontano. Vive così. Cercando di non farsi sfuggire le immagini, i visi dei suoi cari o la strada per ritornare da dove è partita. E corre. Corre perchè se la sua mente non ricorda, le gambe invece sanno perfettamente dove andare e ci vanno molto velocemente. Tra i canyon del Colorado di notte o di giorno non fa differenza o tra i ghiacci delle gare artiche in cui, unica donna al mondo, ha trionfato. Ascolta il rumore dei suoi passi, il solo che le indichi un orizzonte.