A giudicare da quanti ciclisti la percorrono ogni domenica mi sembra parecchio <battuta>. Si parla di piste quindi l’aggettivo ci sta. Parlo della ciclabile che da Milano, dalla Darsena per la precisione, porta fuori città. Ai milanesi che non la conoscono consiglio vivamente di farla almeno una volta nella vita, ai non milanesi suggerisco che potrebbe anche essere l’occasione per una <vacanziella> e  scoprire che Milano non è solo il Duomo, la madonnina e via dicendo. Parlo della ciclabile del Naviglio Grande perchè ieri ci sono stato con moglie e figli ( tre) ed è stata una pedalata davvero suggestiva. Si scopre un mondo sempre più incredibile  man mano che ci si allontana dalla città. Gaggiano, Vermezzo, Abbiategrasso dove si può scegliere se continuare nel Parco del Ticino verso Morimondo oppure  <piegare> a destra verso Cassinetta di Lugagnano, Robecco e Boffalora. Diciamo subito che qualsiasi direzione si prenda si resta a bocca aperta. Da una parte  squarci di natura intatta seguendo a distanza il corso del Ticino fino ( per chi ce la fa) a Bereguardo, un piccolo paesino da dove partono poi gli sterrati che vanno nella pancia del parco. Dall’altra, verso Boffalora, un susseguirsi di capolavori: palazzi storici, ville di vacanza della nobiltà milanese, rocche e via così. Tutto fantastico. Si pedala, si sta al fresco, ci si può fermare in qualche cascina per un ristoro, non ci sono neppure le macchine…E allora? Cosa non va?. Non va che la ciclabile dei Navigli in molti tratti sembra davvero abbandonata a se stessa.  La barriera sul ponte di Gaggiano in un paio di punti è stata fatta a pezzi da qualche auto e così è rimasta. Proseguendo verso Abbiategrasso ci sono diversi chilometri senza protezione e per chi pedala con figli al seguito il dettaglio non è trascurabile. Da Abbiategrasso a Cassinetta di Lugagnano in molti pezzi la sede ciclabile è franata. Da Robecco a Boffalora la vegetazione è così fitta che non si passa. Insomma un mezzo disastro e potrei continuare… Perchè la cosa mi fa <incazzare>? Perchè da mesi sento parlare e straparlare di Expo. Perchè non c’è politico che abbiamo intervistato che non dica che Expo cambiera la città,  l’hinterland, addirittura il Paese. Perchè ormai qualsiasi cosa si faccia, si pensi o si progetti è <proiettata> verso il 2015. Bene, sapete quale era uno dei progetti portanti di Expo 2015? Le vie d’acqua. E nello specifico quelle che entrano in città che sarebbero dovute diventare vie di comunicazione alternative e d’ attrazione turistica. Poco meno di una settimana fa sulle pagine del Giornale ho scritto un commento a cui chiedevo a tecnici, politici e amministratori  spiegazioni su quel progetto. Se fosse attuale, congelato o definitivamente sepolto. La risposta? Un silenzio assordante.