Nel 2011 il Giro d’Italia terminerà a Milano con una prova a cronometro. Bentornato.  Lo hanno annunciato oggi nella sala dell’Orologio del Comune di Milano il direttore della Gazzetta dello sport Andrea Monti,  il sindaco Letizia Moratti e l’assessore allo Sport e Tempo libero, Alan Rizzi.  Pace fatta, quindi. Fuga finita. «Dopo due anni di assenza – ha detto il sindaco Moratti – oggi diamo il bentornato al Giro d`Italia, una delle manifestazioni sportive più amate e seguite dagli italiani, nata nella nostra città un secolo fa. Milano torna a essere protagonista, appassionata del grande ciclismo. L’amministrazione intende organizzare una serie di eventi per coinvolgere i cittadini e i turisti e voglio lanciare, in questa occasione un`idea, che mi sembra utile e bella per Milano e per tutto il Paese. Penso a una tappa conclusiva del giro d`Italia nei giorni dell`inaugurazione di Expo 2015. Sarebbe un omaggio alla città e alla sua storia sportiva. Sport, salute e corretta alimentazione sono anche i temi dell’Esposizione universale».  Perfetto. Era ora. Ma vorrei fare una piccola considerazione, per quel che può valere. Dopo le polemiche degli scorsi anni scorsi che hanno fatto seguito al divorzio dal Giro sembrava quasi che Milano avesse un suo diritto acquisito ad ospitare il finale della corsa. Non è così. Credo, che al di là delle logiche di business che stanno dietro all’assegnazione di una tappa,  una città il Giro se lo debba anche un po’ conquistare. Se lo devono meritare i suoi politici e anche i suoi cittadini . E se qualcuno ha seguito il prologo olandese di quest’anno e ha visto cos’era Amsterdam e quanti tifosi c’erano sulle strade, capisce di cosa sto parlando. Negli utlimi anni Milano si era un po’ distratta, adagiata sulla sicurezza di essere considerata sede naturale della tappa finale forte forse del fatto che  la Gazzetta sta in via Solferino. Non so quale sia stata la goccia che abbia fatto traboccare il vaso, forse quell’assurdo sciopero nell’ultima tappa di tre anni fa che ha visto i corridori fermarsi prima del traguardo perchè il percorso non era sicuro. Sta di fatto che qualcosa si era rotto e il Giro giustamente era andato in fuga. Ora si riprende. Ma  si deve ricominciare da capo. Il Giro ma anche la Maratona, la Stramilano, il Triathlon e via elencando, possono essere il valore aggiunto di una città che  non si sente inferiore a Londra, Amburgo, New York o Barcellona. Ma ci si deve attrezzare. Da quelle parti i grandi eventi sportivi vengono accettati e <coccolati>. Qui ancora no.