Il Times firma un manifesto a difesa dei ciclisti ma a Milano si continua a morire
Corsa, ciclismo, triathlon. Oggi non ho voglia di parlare di sport perchè stamattina, passando sulla circonvallazione di Milano vicino a viale Liguria ho visto una bicicletta a terra. Una bici schiacciata dalle ruote di un camion e più in là un lenzuolo bianco. Copriva un signore di 70anni che il camionista svoltando non ha visto ed è finito sotto le ruote. Non ho io dati sotto mano ma i ciclisti uccisi sulle strade milanesi e italiane sono moltissimi. Troppi. Un vero e proprio bollettino di guerra. Girare in bicicletta a Milano è sempre più rischioso, ci sono poche piste ciclabili, ci sono strade assurde dove si deve fare equilibrismo tra i lastroni di di pavè sconnesso e le rotaie dei tram e ci sono incroci dove prima di passare bisogna farsi il segno della croce. Sono stufo di sentirmi ripetere che Milano non è una città adatta ai ciclsiti. Se non lo è deve diventarlo, come hanno fatto molte altre capitali europee. Ma se non si comincia, se non si cambia la cultura della mobilità, se non si cotruiscono le strutture adatte, se si continuano a considerare gli incidenti come tragiche fatalità restiamo al palo. Nei giorni scorsi a Londra il Times ha pubblicato un manifesto in difesa dei ciclisti nelle città. Otto punti sacrosanti che possono essere una buona base di partenza anche per Milano. Però bisogna darsi una mossa.
1.Gli autoarticolati che entrano in un centro urbano devono, per legge, essere dotati di sensori, allarmi sonori che segnalino la svolta, specchi supplementari e barre di sicurezza che evitino ai ciclisti di finire sotto le ruote.
2.I 500 incroci più pericolosi del paese devono essere individuati, ripensati e dotati di semafori preferenziali per i ciclisti e di specchi che permettano ai camionisti di vedere eventuali ciclisti presenti sul lato.
3.Dovrà essere condotta un’indagine nazionale per determinare quante persone vanno in bicicletta in Italia e quanti ciclisti vengono uccisi o feriti.
4.Il 2% del budget dell’ANAS dovrà essere destinato alla creazione di piste ciclabili di nuova generazione.
5.La formazione di ciclisti e autisti deve essere migliorata e la sicurezza dei ciclisti deve diventare una parte fondamentale dei test di guida.
6.30 km/h deve essere il limite di velocità massima nelle aree residenziali sprovviste di piste ciclabili.
7.I privati devono essere invitati a sponsorizzare la creazione di piste ciclabili e superstrade ciclabili prendendo ad esempio lo schema di noleggio bici londinese sponsorizzato dalla Barclays
8.Ogni città deve nominare un commissario alla ciclabilità per promuovere le riforme.

Io pedalo a Roma, 10 km andata e 10 ritorno, per e dall’ufficio. Dal centro alla zona est della città. E’ una cosa esaltante, ma il piacere che ti dà è quello che ti può dare nuotare in mezzo agli squali, o sciare fuoripista: un’attività sportiva rischiosa, che proprio nella ricerca del limite (scatto e prendo quell’arancione. Sorpasso quel bus da destra prima che faccia scendere i passeggeri) ha la sua ragion d’essere. Io il rischio lo accetto. Ma una signora di sessant’anni senza i miei garretti e riflessi muore. Anzi: non va in bici. E il suo diritto alla mobilità in bici va assolutamente tutelato. SOlo che a Roma – se a Milano state messi male – siamo proprio all’anno zero.
Rendere la citta’ piu’ vivibile per chi usa la bicicletta e’ solamente un segno di civilta’ e di educazione e forse a Milano non ci siamo piu’ abituati. Ben vengano le domeniche senza autovetture che desidero ricordare saranno in concomitanza con STRAMILANO – MARATONA DI MILANO – GIRO D’ITALIA.
Carlo
Ciao guardate che il movimento in Italia è già partito da 9 giorni, ha già avuto copertura da quasi tutti i quotidiani e da ieri c’è un ddl in Senato…
Qui il gruppo su FB:
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Qui uno dei blog che ha lanciato il tutto:
http://piciclisti.wordpress.com/
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