Schwazer, le lacrime e i controlli antidoping del Coni
Ancora due parole su Alex Schwazer dopo la straziante conferenza stampa di questa mattina che oltre a preoccuparmi perchè ho visto un uomo finito in un gorgo infernale e non so come ne uscirà, un dubbio me l’ ha lasciato. E cioè non credo probabile che l’azzurro si sia dopato da solo e che nessuno sapesse. Ma succede sempre così: quando gli atleti vincono i nostri burocrati federali sono tutti lì in prima fila, quando si ficcano in qualche casino sono velocissimi a dileguarsi. Però è un’altra la cosa che mi fa davvero infuriare in questa triste storia e cioè l’ipocrisia che sta montando attorno. Le “dure condanne”, l’”indignazione”, la “pronta risposta” del Coni che ha sospeso l’atleta. Intanto “pronta risposta” del Coni non esiste visto che non ha fatto le altro che applicare le regole. Quindi c’è poco da vantarsene. Ma il Coni farebbe meglio a interrogarsi sul perchè delle migliaia di controlli antidoping che vengono fatti ogni anno quelli a sopresa rasentano lo zero. E non è un sospetto. A dirlo è Sandro Donati, consulente della Wada ( world antidoping agency). Gli atleti vanno protetti e aiutati con una politica antidoping seria, non a chiacchiere…

Ok… mi avete convinto (quasi)…
Democraticamente mi devo adeguare alla stragrande maggioranza che vuole la santificazione di chi si è macchiato – pur con tutte le scusanti che si vogliono trovare – di una grave colpa,etica sportiva e penale.
E’ vero che è più facile salire sul carro dei vincitori che su quello dei perdenti, specie se perdono in modo poco nobile, ma non cadiamo nella solita solfa tipica italiana che “è sempre colpa degli altri”.
Certamente ci sono in questo episodio, come in tanti altri, delle colpe da parte delle istituzioni sportive a tutti i livelli ma questo non deve assolutamente diventare un alibi per nessuno: ciascuno è responsabile delle proprie azioni e delle proprie frequentazioni.
E in compenso ci sono altri esempi positivi che dimostrano come il tutto sia solo una questione di “personalità”.
E non riesco a capire perchè non si prenda in considerazione l’aspetto economico che, a mio sommesso avviso, è molto importante e forse anche determinante nelle infelici scelte intraprese.
Comunque, considerate anche le “blasfeme” comparazioni con episodi evangelici, invece che “metterlo in croce”, propongo di circondare il suo capo di una bella aureola per il martirio a cui è sottoposto.
La colpa è solo “nostra”.
Anche a me hanno dato veramente fastidio i comportamenti ipocriti di CONI, Fidal ecc.
No comment!
Piuttosto vorrei parlare del caso umano: ma ha colpito nel profondo la fragilità e la disperazione di questo ragazzo. Mi sembra che la fatica costante, quotidiana dell’allenamento gli abbia corroso l’anima. Nel mio piccolo ha provato, sporadicamente, la solitudine del maratoneta, correre per ore solo con i propri pensieri e con la consapevolezza che la sofferenza ti attende là avanti da qualche parte, per avvolgerti con il suo manto nero. E ti rimane solo la tua determinazione e forza mentale per andare avanti. Se perdi questa forza mentale, perdi te stesso…