E si ricomincia da lì, dalla maratona. Da San Patrignano che sogna New York. Perchè quei 42 lunghissimi chilometri, soprattutto per chi ha sbagliato sulla sua pelle, sono la carta per giocarsi il riscatto. Anche lì a volte si cade, anche lì si fa una fatica tremenda e anche lì arriva sempre un momento in cui si pensa di non farcela più. C’è il rischio di cercare una scorciatoia. Però non si molla, si arriva fino in fondo, per conquistarsi il proprio personalissimo, immenso, pezzetto di gloria. Storie dove la droga non c’è più ma è come se fosse in sospeso. Storie dove la solitudine può trasformarsi in uno zen. Storie di una decina di ragazzi che sono precipitati in un baratro ma hanno trovato un appiglio. E si aggrappano. Così per Letizia Moratti il cedro del Libano della sala progettata da Italo Rota in Triennale diventa il segno beneaugurante di una sfida che le fa sorridere gli occhi. Quasi un destino, visto che quel legno chiaro è proprio il simbolo della comunità. Da «Sanpa» alla maratona di New York. Da San Patrignano per una sfida che diventerà anche il modo per raccogliere fondi visto che i dieci ragazzi che si stanno allenando sono solo la punta di un iceberg ma ci sono già pronti un centinaio di pettorali per chi vuole unirsi al gruppo. «Nella comunità lo sport è una parte integrante dei progetti di recupero- spiega l’ex sindaco- E infatti tutti fanno sport, soprattutto calcio. Ma questa volta è un po’diverso. L’idea di portare i nostri ragazzi a correre una maratona ha un valore più importante perchè questa gara è l’esatta metafora della vita. E abbiamo scelto New York perchè proprio lì San Patrignano lavora con l’Onu in un’opera si sensibilizzazione sulle tossicodipendenze che si sta facendo sempre più importante, quindi una scelta non casuale». Un’avventura che sembra una favola perchè, come racconta Gabriele Rosa che allenerà questi ragazzi «la corsa non tradisce mai…». E se lo dice lui che con gli atleti keniani ha conquistato medaglie olimpiche e mondiali e che per i bimbi keniani ha costruto campus e anche una scuola ci si può credere. «Ho accettato di seguire i ragazzi di San Patrignano- spiega- perchè credo che la corsa sia uno strumento che ti permette di fare grandi cose. Da allenatore ho visto atleti che dal nulla sono diventati campioni olimpici. Da medico vedo che muoversi dà vantaggi incredibili alle persone: dai bimbi agli anziani, dai diabetici ai cardiopatici». E adesso è il turno dei ragazzi di San Patrignano. Tocca a loro. «Ancora adesso mi sembra un sogno- racconta Franco- Anche se il sogno vero è quello di scoprire che in un momento della tua vita che non ti aspetti ti scopri capace di credere in qualcosa di sano…». É la magia dello sport. Della fatica che diventa piacere. Del sacrificio che non pesa: «Non avrei mai creduto di potermi alzare alle cinque di mattino con la pioggia o con il ghiaccio per allenarmi- confessa una delle ragazze- Ma poi ti ritrovi lì davanti alla fontanella della piazzetta di San Patrignano e scopri di essere in una nuova dimensione. Ora ci tengo. E tutto ha un senso…». Difficile da spiegare a chi non fa parte del gioco. Difficile da capire. Non per tutti. E non certo per Antonio Rossi, gloria nazionale e olimpica della nostra canoa, che ora pagaia da assessore regionale allo sport: «Sono con loro perchè so cosa stanno provando- spiega- Lo sport fa crescere, va portato nelle scuole, tra i giovani, ovunque. Io non ho mai corso una maratona ma molti miei amici sì. E chi la finisce torna con gli occhi pieni di luce…». Già, la luce. Troppo facile dire che per i ragazzi di Sanpa la luce è quella fortissima che vedono là in fondo al tunnel. E se la stanno andando a prendere con una corsa che viene dal cuore. Perchè da lì si ricomincia.

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