avrei-voluto-essere-_20151229161720Un’ora e dieci minuti di monologo. Un’ora e dieci minuti in cui,  da domani  fino al 17 Davide Tassi, sul palcoscenico del Teatro Ambra della Garbatella a Roma proverà a spiegare agli spettatori perchè avrebbe voluto essere Pantani. “Arei voluto essere Pantani”, con la regia di Francesca Rizzi e il sostegno di Rapsodie Production,  è il viaggio in un mondo dove da sempre ci sono due fazioni, dove c’era un campione forte ma anche un ragazzo debole che oggi non c’è più,  dove la cronaca e la realtà sono diventate un mito che ognuno racconta seguendo propri affetti e proprie convinzioni. “Sono sempre stato incuriosito dalla vicenda del complotto- racconta Tassi in una bella intervista ad Andrea Tabacco su Eurosport–  Mi appassiono a un argomento, lo approfondisco e poi decido se c’è il materiale per farne uno spettacolo. Con Pantani è successo questo. Ho cominciato ad approfondire la sua storia e mi si è aperto un mondo…”. Che poi è il mondo del ciclismo, delle corse e di quegli anni tormentati e segnati dal doping.  E Tassi che ormai da una decina d’anni scrive i testi che porta in scena, quel mondo se lo è fatto raccontare da gregario  infilandosi in gruppo, frequentando chi con il Pirata ha corso, chi era in squadra con lui.  Diciotto libri, 200 ore di filmati, centinaia di articoli, interviste a ex campioni, fiction, film per provare a capire, per cercare di farsi un’idea che non fosse quella solita, scontata, superficiale e già raccontata. Per entrare nel personaggio, come si dice in questi casi. Poi l’incontro con Alessandro Donati,  icona internazionale dell’etica sportiva che ha deciso di posare i piedi su un palcoscenico per la prima volta nella sua vita. Al centro dello spettacolo, la storia di un ciclista qualunque. Sullo sfondo, la storia di Marco Pantani. Tra le righe, un atto d’amore per lo sport e una denuncia appassionata contro il sistema del doping, fatto da medici, allenatori, istituzioni e multinazionali farmaceutiche, che usano l’atleta per i propri interessi, per le  medaglie e le sponsorizzazioni.  “Ho accettato di partecipare al progetto per la sensibilità e il rispetto con cui Davide Tassi si è avvicinato alla figura di Pantani – ha spiegato Donati – Cercando di distinguere tra la sua realtà, le sue speranze, fragilità e disillusioni, e la descrizione retorica, spesso a fini speculativi, che molti media ancora insistono a proporre. Quello che emerge dallo spettacolo è un uomo-atleta solo ma anche diverso dagli altri corridori che, al suo posto, si sarebbero lasciati disinvoltamente alle spalle l’episodio di Madonna di Campiglio. Invece, Pantani è morto dentro quel giorno”. “Avrei Voluto Essere Pantani” è una versione dei fatti. E’ il tentativo di aprire uno squarcio. E’ la curiosità di avvicinarsi a un uomo che si è consumato in fretta. “Della sua morte non parlerò perchè non volevo mancar di rispetto alla sua famiglia- spiega Tassi- Quello che mi interessava era comprendere cosa fosse realmente successo. E la realtà è che Pantani non era uguale agli altri. Era estremamente sensibile. Non era lo sportivo-fenomeno che fa lo spaccone: era riservato, schivo. Ed è per questo che, una volta fermato, non ha saputo rialzarsi. Si è visto messo con le spalle al muro da quel sistema che tutto sapeva e che tutto celava…”. Dopo il debutto romano, sarà a Civitavecchia (Teatro Nuovo, 23-24 gennaio), a Sezze (Teatro Remigio Paone il 30 gennaio), ancora a Roma (Teatro Studio Uno dall’11 al 14 febbraio), Rocca di Papa (Teatro Civico, 27 e 28 febbraio).

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