I premi vinti dal film “Argo” (tre Oscar) hanno fatto arrabbiare Teheran. Era inevitabile, visto che la pellicola di Ben Affleck si basa su una vicenda, realmente accaduta, dopo la rivoluzione iraniana del 1979: la delicata operazione di intelligence per liberare sei ostaggi americani, fuggiti durante l’assalto all’ambasciata statunitense di Teheran, nel 1979. Il film descrive l’Iran di quel periodo (e secondo molti anche di oggi). Un quadro assai poco rassicurante, che non è stato per nulla gradito dagli iraniani, che parlano di “un ritratto irrealistico” del loro Paese. L’avvocato francese Isabelle Coutant-Peyre – nota per il suo legame, non solo di lavoro, con il terrorista Ilich Ramirez Sanchez, detto Carlos lo “sciacallo” – si troverebbe in Iran per discutere le modalità con cui citare in giudizio l’industria cinematografica americana. Il film è stato duramente criticato dalle autorità e dall’opinione pubblica iraniana. Dopo la vittoria agli Oscar a Teheran è stato bollato come “propaganda anti-iraniana”. Il fatto che ad annunciare l’assegnazione dell’Oscar sia stata la first lady Michelle Obama, secondo l’Iran ha conferito una “dimensione politica” al premio. Molto duri i commenti dei media iraniani. Ma non tutti sono dello stesso avviso. Ad esempio il quotidiano moderato Hamshahri ritiene che grazie al film è possibile analizzare gli eventi da una prospettiva diversa. Intanto, a meno che non ci sia un clamoroso ripensamento, tra non molto dovrebbe uscire il film iraniano “The General Staff”. Servirà a correggere gli “errori” contenuti in Argo. Vedremo se, al di là della propaganda di regime, sarà anche un buon film.
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