Time lo chiama già l’Obama italiano. Da anni Matteo Renzi è un grande ammiratore del presidente Usa. Come lui ha forgiato il proprio consenso sulle primarie e, in seguito, si è imposto nel voto popolare (Renzi al momento solo per la poltrona di sindaco di Firenze e la carica di segretario del Pd). “Dopo la Provincia di Firenze e Palazzo Vecchio – scrive il settimanale – dopo due presidenti del Consiglio in un anno, sarà proprio lui a creare il 62° governo italiano dal 1946″. Un breve riepilogo sulla politica italiana degli ultimi mesi, poi Time si domanda: sarà lui (Renzi, ndr) il cambiamento di cui l’Italia ha bisogno? La risposta, ovviamente, non ce l’ha nessuno in tasca, neanche gli indovini. E il giornale Usa, parafrasando maliziosamente il Gattopardo, insinua: tutto cambia ma tutto resta uguale. Dunque Renzi uguale a Letti e uguale a Monti? Alla Casa Bianca non la pensano esattamente così, anche se hanno stimato sia il Professore che l’ex premier. Vedremo se stimeranno anche Renzi. Le premesse sono buone…

Dopo essere stato in America più di una volta – una delle ultime per partecipare alla convention democratica di Charlotte, in North Carolina (guarda il video) – ora Renzi cerca l’abbraccio di Obama. Gode di ottimi rapporti con alcuni importanti think-thank, ad esempio il Center for American Progress vicino ai Clinton, e può vantare un forte legame con la Fondazione Kennedy. In Italia l’ambasciatore Usa John Philips e il suo predecessore, David Thorne (ora nello staff del segretario di Stato Usa John Kerry) stimano molto il sindaco-rottamatore e alcune volte sono andati a trovarlo nell’amata Toscana. Legami che, sicuramente, torneranno utili al nuovo presidente del Consiglio. Se per essere ricevuto alla Casa Bianca dovrà aspettare ancora un po’, il primo incontro con Obama avverrà a fine marzo, quando Obama sarà in Italia e ha già in programma un incontro con il Papa, con Napolitano e con il capo del governo.

Tra i sostenitori di Renzi figurerebbe anche Michael Ledeen,  storico e giornalista vicino ai repubblicani (presente alla Casa Bianca durante il colloquio telefonico tra Reagan e Craxi  nel pieno della crisi di Sigonella, autunno 1985). Tempo fa il “New York Post” scrisse che tra gli ammiratori del sindaco di Firenze c’erano anche alcuni ambienti della destra repubblicana, vicini alle lobby pro Israele e pro Arabia Saudita. Amicizia confermata anche da altri nomi vicini a Renzi: Yoram Gutgeld, Marco Carraie Marco Bernabè. Nel pieno della bagarre elettorale in casa Pd Sposetti insinuò che dietro i finanziamenti milionari a Renzi ci fosse Israele e la destra americana”. E D’Alema definì Renzi il terminale di “quei poteri forti che vogliono liquidare la sinistra”. Insomma, per il vecchio Pci dopo il Craxi degli anni Settanta-Ottanta ora la sinistra italiana avrebbe dovuto fare i conti con un altro “amerikano”.

 

 

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