Come ogni buon turista che si rispetti ha voluto visitare il Colosseo. E ne è rimasto entusiasta. Le cronache hanno registrato una sua battuta: “E’ più grande di alcuni stadi di baseball dei nostri giorni”, compreso quello di Wrigley Field a Chicago. Poi, scambiando qualche parola coi giornalisti, Barack Obama ha aggiunto: “Devo controllare quanti posti a sedere ha. È straordinario, incredibile”. Qualcuno ci ha riso sopra, altri hanno guardato a Obama con disprezzo, pensando a lui come a un ignorante che, per la prima volta, scopre un monumento di importanza mondiale. Ma è un atteggiamento ingeneroso. Gli americani, infatti, hanno una vera e propria devozione per l’Italia e, come tutti, anche il presidente si è lasciato rapire dal fascino dei nostri monumenti e dalle ricchissime testimonianze storico architettoniche di cui possiamo farci vanto nel mondo. Facili a entusiasmarsi anche solo per una campana rotta, come ad esempio la Liberty Bell (vero e proprio simbolo della libertà, visto che suonò per radunare i cittadini di Philadelphia per la lettura della Dichiarazione d’Indipendenza), è normale che trovandosi davanti al Colosseo un americano rimanga estasiato. E così è stato anche per l’inquilino della Casa Bianca. Anche se la sua visita da noi era tutto meno che turistica…

Nella tappa italiana del suo tour europeo Obama ha incontrato, nell’ordine, Papa Francesco, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il presidente del Consiglio Matteo Renzi. “Italia e Usa – ha detto il presidente americano nella conferenza stampa congiunta con Renzi – condividono dei legami straordinari di storia, famiglia cultura. L’Italia è uno dei nostri più stretti alleati e la nostra partnership è uno dei legami più forti tra Europa e Stati Uniti. Sono rimasto favorevolmente impressionato – ha aggiunto Obama – dall’energia e dalla grande visione che Matteo ha portato al suo incarico. C’è una serietà, un’ambizione di idee e penso che con questo spirito ed energia sarà tutto positivo per l’Italia, ma anche per l’Europa”.

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Il dialogo tra il Papa e Obama

Era la prima volta che i due si vedevano e, quanto sembra, è andato tutto bene (leggi l’articolo). Anche se su alcuni temi affrontati (etici) non c’era identità di vedute.  “Uno scambio di vedute su alcuni temi attinenti all’attualità internazionale auspicando per le aree di conflitto il rispetto del diritto umanitario e del diritto internazionale e una soluzione negoziale tra le parti coinvolte”. Lo afferma la Santa Sede nel bollettino diffuso dalla sala stampa vaticana dopo l’udienza concessa dal Pontefice al presidente Usa. Dopo l’incontro con Papa Francesco il presidente americano ha incontrato anche il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato: “Nel contesto delle relazioni bilaterali e della collaborazione tra la Chiesa e lo Stato – prosegue il Vaticano – ci si è soffermati su questioni di speciale rilevanza per la Chiesa nel Paese, come l’esercizio dei diritti alla libertà religiosa, alla vita e all’obiezione di coscienza nonché il tema della riforma migratoria. Infine, è stato espresso il comune impegno nello sradicamento della tratta degli esseri umani nel mondo”. Il Santo padre ha chiesto a Obama di ripensare, per quanto riguarda la riforma sanitaria obbligatoria (Obamacare), il punto, contestato dai cattolici, che prevede l’obbligo di coprire, tramite l’assicurazione medica, anche le spese relative, ad esempio, alla pillola del giorno dopo.

Obama è rimasto entusiasta dell’incontro con il pontefice.  “Sono stato incredibilmente commosso dalla sua compassione, dal suo messaggio di inclusione”. Così ha commentato l’incontro in Vaticano. Durante la conferenza stampa a Villa Madama, con il premier Renzi, Obama si è detto “grato di avere avuto l’opportunità di parlare” con il Pontefice e ha ribadito di essere stato “estremamente commosso da quello che ha detto riguardo l’importanza che tutti noi abbiamo una prospettiva morale riguardo ai problemi mondiali”. 

Il dossier Ucraina-Russia e la difesa

 “Non vogliamo tornare alla Guerra fredda”, ha assicurato Obama parlando a proposito dell’Ucraina e delle tensioni internazionali con la Russia. “L’economia è cambiata e non c’è più un blocco ideologico”. Crisi risolta, dunque? Per ora siamo solo alle parole, anche perché dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia sono scattate le sanzioni e, al momento, le parti sono ancora lontane. Ci si guarda in cagnesco ma Obama sembra non voler alzare i torni. Anzi, prova a mostrare il ramoscello d’ulivo, anche se mantiene una linea di assoluta fermezza rispetto all’espansionismo di Putin. Obama ha voluto anche bacchettare l’Europa sulla difesa: “Non possiamo avere una situazione in cui gli Usa spendono più del 3% del Pil per l’autodifesa, e l’Europa l’1%, è un divario troppo grande. Proporzionalmente rispetto al Pil dobbiamo fare in modo che tutti facciano la loro parte, non soltanto per il nostro beneficio, ma perché anche l’Europa ha le sue necessità di autodifesa. Un modo abbastanza deciso per ricordare a tutti che l’America è stanca – e non ha più intenzione – di fare il gendarme dell’Occidente. Renzi ha cercato di salvare il salvabile dicendo che “l’Italia ha sempre fatto la sua parte” sulle risorse per la difesa, avvertendo però che “l’Ue non può tirarsi indietro perché tanto ci sono gli Stati Uniti”. Poi, più che altro per cortesia, ha fatto una parziale concessione a Obama: “Nel rispetto della collaborazione con i nostri partner, verificheremo i nostri budget per poter intervenire in tutto il mondo e al contempo evitare gli sprechi”. Che ci siano di mezzo anche gli F-35? Difficile poterlo escludere del tutto. Ma non è solo un problema di affari tra Usa e Italia. In ballo c’è anche la sicurezza e la geopolitica.

Il “Yes we can” di Renzi

Era parecchio tempo che non si vedeva Renzi gongolare così tanto come ha fatto accanto a Obama. Qualcuno potrà sorridere, altri storceranno la bocca. Però bisogna ammettere una cosa: anche quando era solo sindaco di Firenze e la politica nazionale per lui era solo un “miraggio”, Renzi non ha mai nascosto di considerare il presidente Usa come suo massimo punto di riferimento politico. Così, realizzato il “sogno” di accogliere Obama da presidente del Consiglio in carica, era inevitabile che trapelasse una certa empatia. In passato, a onor del vero, non abbiamo mai notato capi del governo italiani mostrare freddezza e indifferenza nei confronti dei presidenti americani in visita in Italia. Ovviamente Renzi ha cercato di sfruttare a suo favore la visita, a livello mediatico. Ma anche questo era normale. “Al presidente Obama vorrei dire, con grande forza, che quel messaggio ‘Yes, we can’ oggi vale anche per noi in Italia”. Anche in Italia “finalmente vogliamo dire che è possibile cambiare le cose. Cambiamento e riforme che possono tornare a dare la speranza che le cose cambino”. Uno spot auto celebrativo. Su questo non ci sono dubbi. Ma quale politico, al suo posto, non avrebbe approfittato dell’occasione?

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