trump_annuncioStati Uniti, Francia e Regno Unito hanno lanciato decine di missili (almeno più di cento) contro obiettivi militari in Siria. È la risposta all’attacco chimico del 7 aprile a Douma, che il regime di Assad ha sempre negato di aver compiuto. Il raid aereo ha colpito un sito di ricerca a Damasco, che si ritiene possa essere legato alla produzione di armi chimiche, un deposito di armi chimiche a ovest di Homs e una base militare siriana sempre vicina a Homs. Prima dell’attacco Russia e Iran, alleati di Damasco, sono stati avvertiti.

Durissime le parole usate da Trump nel dare la notizia dell’attacco. “Un anno fa – ha detto il presidente Donald Trump in diretta tv  – Assad  ha lanciato un feroce attacco con le armi chimiche contro la sua gente innocente. Gli Stati Uniti hanno risposto con 58 missili che hanno distrutto il 20% delle forze aeree siriane. Lo scorso sabato il regime di Assad ha colpito di nuovo per massacrare i civili innocenti, impiegando armi chimiche, questa volta nella città di Douma vicino alla capitale Damasco. Questo massacro è stato una significativa escalation nell’uso di armi chimiche da parte di un regime terribile. Il male e l’attacco spregevole hanno lasciato madri, padri, neonati e bambini dibattersi nel dolore e annaspare per respirare. Queste non sono le azioni di un uomo. Sono i crimini di un mostro”.

siria_mappa_attacchiOra che succede? La parola non può che tornare alla diplomazia. Trump ha mostrato le carte e fatto vedere che, coi suoi alleati, non è più disposto a fare finta di nulla rispetto a ciò che accade in Siria. Il messaggio (alla Russia ma anche all’Iran) è chiaro: tenete a bada Assad, altrimenti ci sarà un’escalation militare. Che al momento nessuno vuole. La soluzione non potrà che essere politica. Se così non sarà le armi torneranno a farsi sentire, e in modo sempre più forte.

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