enfants

Kosovo 1998. E’ l’alba in questa casa di Albanesi, sul cammino abbiamo intravisto una colonna di blindati Serbi e ci fermiamo per avvertirli, tutta la famiglia è in piedi, ci offrono del te, caffè turco qualche dolce e ci raccontano di abusi, violenze e di amici o parenti uccisi,  della brutalità dei paramilitari..spesso vicini di casa.  Io un pò in disparte guardo I loro bambini: il più grande li abbraccia, osservo I loro occhi grandi e scuri e nella mia mente sale  una canzone di Charles Aznavour, Armeno di origine, anche lui vittima di un esodo…. –Les  enfants de la guerre ne sont pas des enfants ….Et leurs yeux trop grand… Ces enfants sans enfance sans jeunesse et sans joie- Scatto una fotografia: questa, ma in un paese in guerra la realtà è diversa da una canzone, qui I bambini vengono uccisi davvero. Poi tutta la famiglia si muove, si sono gia da tempo preparati alla fuga, caricano coperte, grandi teli di plastica, una culla e una teiera; andranno a raggiungerie altri profughi in qualche bosco. Li guardiamo partire nella nebbia e nel silenzio di un mattino umido e freddo… scatto una ultima fotografia.  Pochi chilometri dopo un cheek point serbo ci  blocca, ci avevano visti, scarico velocemente la macchina fotografica e mi infilo il rullo nelle mutande. Rivedrò la famiglia qualche giorno dopo in un bosco sotto una tenda di plastica, nella culla il bambino più piccolo ha la febbre.