La peste, la morte nera nell’ immaginario collettivo, arrivò in Europa nel 1350 e causò la morte di un terzo della popolazione dal Mediterraneo fino ai paesi nordici. Figlia di un gesto premeditato: il Khan Ganibek, capo dei Tartari, lanciò alcuni corpi di suoi soldati morti aldilà delle mura di Caffa, avamposto commerciale di Genova, in quei tempi potente Repubblica Marinara. Fu la fuga dei Marinai genovesi a portarla a Genova e nel Mediterraneo, e in Europa rimase ripresentandosi ogni 10-15 anni.

L’ultima grande epidemia si manifestò in Cina a fine 800 contagiando oltre 30 milioni di persone e uccidendone 12 milioni.

IL LIBRO

-I singolari avvenimenti che danno materia a questa cronaca si sono verificati nel 194… a Orano; per opinione generale, non vi erano al loro posto,….a prima vista, infatti, Orano è una città delle solite, null’altro che una prefettura francese della costa algerina.-
Così inizia La Peste, libro di Albert Camus del 1947 e così continua:
-La mattina del 16 aprile il dottor Bernard Rieux uscendo al suo studio, inciampò in un sorcio morto, in mezzo al pianerottolo.
-“O dottore, disse durante l’iniezione,”escono, ha veduto” “Si, disse la moglie,”il vicino ne ha raccolti tre”-
-Tutto quello che ricordò di quel momento fu il passaggio di un manovale che portava sotto il braccio una cassa di topi morti.-

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Rileggo queste parole pensando che a Wuhan pare tutto sia iniziato con la vendita di un animale vivo. Ma le immagini della deserta città cinese non sembrano quelle della Orano di Camus. Scritto pochi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale altro non è che che un allegoria sul male, ma a differenza della città cinese Orano non è deserta, nei suoi confini si muovono i personaggi e la tragicità della condizione umana, ed è di questo si tratta.

Nella città in quarantena, l’epidemia durerà quasi un anno, gli uomini vivranno e moriranno con le loro fragilità, debolezze o coraggio; il Dottor Rieux si dedica completamente agli appestati, il commerciante Cottard tenta il suicidio, padre Paneloux è convinto sia una punizione divina, Jean Tarrou, studente parigino affiancherà Rieux in questa lotta che pare senza fine e senza speranza.
Infine l’epidemia esaurirà il suo alito pestifero, le piazze si riempiono di urla e di allegria; Rieux che ha appena ricevuto la notizia della morte della moglie lontana è l’autore di questa cronaca e conclude: “Ascoltando,infatti, le grida d’allegria che salivano dalla città” “lui sapeva quello che ignorava la folla e che si può leggere nei libri, ossia che il bacillo della peste non muore nè scompare mai, che può restare per decine di anni addormentato nei mobili e nella biancheria, che aspetta pazientemente nelle camere, nelle cantine, nelle valige, nei fazzoletti, e nelle cartacce e che forse verrebbe giorno in cui, per sventura e insegnamento agli uomini, la peste avrebbe svegliato i suoi topi per mandarli a morire in una città felice”-

Titolo francese: LA PESTE Albert Camus Editions Gallimard

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