ivo1Robert Guédiguian , è un Marsigliese di origini Armene e di madre tedesca. La sua città natale ma
soprattutto L’Estaque, un tempo porticciolo di pescatori con poche barche, è il set ideale per un
regista che ama parlarci di un tempo “strutturato dal mondo operaio”
“Per me, uno dei problemi più seri della società odierna è il fatto che non esista più una coscienza di classe. Nel senso che non si può nemmeno più parlare di ‘classe operaia’, è per questo che parlo di ‘povera gente’. Eppure, la coscienza di far parte della ‘povera gente’ non esiste”.  R.G
Il primo sguardo è il mare nella luce obliqua e invernale del Mediterraneo in un luogo dove tutti noi vorremmo vivere.
Ed è dal mondo operaio che riemergono i personaggi della Casa sul Mare, figure che si muovono nella Calanque di Méjean una piccola insenatura a ovest e non lontana da Marsiglia, il tempo scandito dai treni che corrono sul viadotto, dal rumore del mare e dal Mistral. Tre fratelli separati dalla vita si ritrovano per assistere il vecchio padre colpito da un Ictus, un uomo anziano, dagli occhi chiari, un volto che appare stanco e melanconico nella luce del tramonto, che è anche il suo tramonto mentre cerca di spegnere un’ultima Gauloise. E’ una storia di rancori, di errori e sensi di colpa mai completamente sopiti, di ricordi e malinconie, di morte: Blanche la bambina di Ariane /Angéle muore annegata, i due vicini se ne andranno insieme con l’arrivo del mistral, oramai incapaci di comprendere la modernità e infine la modernità, si ripresenterà sotto forma di tre piccoli naufraghi mediorientali, che rappresentano quello che era la classe operaia un tempo, l’odierno si riconosce nel passaggio dell’esercito alla loro ricerca e dagli speculatori turistici sempre in cerca di nuovi paesaggi
da trasformare/distruggere.

ivo2E saranno i tre piccoli rifugiati in fuga dalla guerra a ricomporre la piccola comunità, a far si che la vita sia ancora fatta di amore, perdono, solidarietà e perché no di sogni, riprenda il suo posto nell’eco di nomi gridati sotto il viadotto dei treni.
Questo bellissimo film riguarda molti di noi, ci parla di sentimenti senza essere sentimentale, passato senza essere nostalgici, comunismo, giustizia e memoria con la consapevolezza che il passato è per sempre.
Guédiguian riunisce qui la sua “famiglia” gli attori che da sempre fanno parte della sua visione.
Ariane Ascaride, come sempre bellissima e intensa, Gérard Meyla, Jean-Pierre Darroussin e Jacques Boudet. Tutti attori che appaiono in un film di 30 anni prima :Ki Lo Sa che si intromette, vero colpo di genio a metà del film.