Quando a Novembre Gentiloni, Calenda e Galletti hanno presentato la nuova Strategia energetica nazionale (Sen), i giornali filogovernativi ne hanno parlato come un progetto straordinario studiato per far risparmiare soldi in bolletta agli italiani incentivando le energie rinnovabili, ma in realtà scopriremo come -per compiacere l’Onu e qualche ambientalista da strapazzo- favorisce al contrario un aumento delle tasse per famiglie e imprese.
Nel documento del governo è infatti spiegato chiaramente che uno degli obiettivi è quello di aumentare al 2030 di oltre un terzo la produzione di energia elettrica rinnovabile.
“Noi ad oggi”, spiega Rosa Filippini degli Amici della Terra, “per raggiungere l’obiettivo del 33% di produzione elettrica da rinnovabili, abbiamo sussidiato gli impianti di eolico e fotovoltaico per circa 12 miliardi di Euro l’anno (con aumenti fino al 40% in bolletta)”. Quanto ci costerà dunque arrivare al 55% di produzione di energia elettrica al 2030 come indicato dalla SEN?
Difficile ora fornire stime specifiche ma “una cosa è certa”, spiega ancora Filippini, “nonostante uno degli obiettivi generali sia quello di ridurre il costo dell’energia, in realtà questa SEN comporterà un aumento del prezzo in bolletta, non una sua riduzione”; “per incentivare, in media, la produzione di appena il 20% dell’energia elettrica consumata in Italia che, a sua volta, costituisce poco più del 20% del totale dei consumi finali di energia”, ci tiene a precisare Monica/ Tommasi,
, presidente della stessa associazione, di recente espulsa dalla federazione internazionale degli ambientalisti (Friends of Earth), con una accusa dal sapore vagamente “sovietico”, ovvero quella di non essersi allineata alle “direttive comuni”.

Siamo di fronte, quindi, a quello che forse è il più consistente programma di sussidi del dopoguerra, nonostante il ministro Calenda, appena tre mesi fa abbia dichiarato che “la scelta (degli incentivi esagerati) fatta (negli anni scorsi) con le rinnovabili elettriche” sia stata “una scelta dissennata”.
Altra scemenza l'”impegno politico alla cessazione della produzione termoelettrica a carbone al 2025″.
Nessun paese europeo rinuncia infatti ad una base di produzione elettrica a basso costo e abbondante come quella derivante dal carbone.
La stessa Germania, secondo dati Eurostat, mentre si presenta al mondo come paladina degli Accordi ONU di Parigi contro il Cambiamento climatico e possiede oggettivamente il parco rinnovabile più grande d’Europa, non rinuncia a questa risorsa (proprio per mantenere bassi i costi delle bollette). Anzi, continua ad usare la lignite (la forma più inquinante del Carbone fossile) con cui produce il 42% del proprio fabbisogno energetico a fronte di una produzione “verde” del 26%. Stesso discorso per il Regno Unito (non per la Francia, che comunque genera il 77% del suo fabbisogno energetico elettrico dal nucleare e non dalle energie rinnovabili).
Dunque l’Italia, nonostante sia il paese con la produzione più alta di energia elettrica da rinnovabile (che si attesta al 39% compreso l’idroelettrico, rispetto al 30% della Germania), decide con questa SEN, di smantellare le nostre centrali a carbone (appena costruite, ecologiche e con un sistema di filtri avanzato), solamente per compiacere le frange più estreme dell’ambientalismo ideologico, a casa nostra e presso le Nazioni Unite (a spese nostre). Ma vedrete che “la tassa occulta sull’energia elettrica diventerà presto palese insieme alle responsabilità di chi l’ha imposta”, commenta Oreste Rutigliano di Italia Nostra.
E questa volta non reggerà neanche il ritornello “ce lo chiede l’Europa”. Perché le politiche energetico-climatiche UE per il 2030 non prevedono più obiettivi obbligatori di fonti rinnovabili per i singoli stati membri.
Altro aspetto deleterio, la necessità auspicata dalla SEN che le norme di tutela del paesaggio siano addirittura ammorbidite per triplicare gli attuali impianti installati di fotovoltaico e raddoppiare quelli di eolico.
“In questo modo”, spiega ancora Monica Tommasi, “raddoppierà anche il sacrificio di ulteriori territori fra i più belli e delicati del nostro Paese per conseguire in pochi anni un incremento di 15 punti percentuali nel solo comparto elettrico e che si tradurrà in appena il 4% di contributo sul fabbisogno energetico complessivo”.

“Un suicidio”, chiosa Oreste Rutigliano di Italia Nostra, “a favore di indeterminate lobby e fuori da ogni razionalità”.

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