“Faremo di tutto per bloccare il colpo di mano.  E’ inaccettabile che un’opera inutile, anzi dannosa come il gasdotto Tap venga inclusa tra quelle considerate strategiche. Inoltre sarebbe l’ennesimo abuso di una politica che scavalca qualunque processo democratico e calpesta le comunità locali in ossequio alle grandi lobby delle fossili”.
Così i deputati pentastellati a dicembre del 2017 si scagliavano contro il governo Gentiloni che voleva “militarizzare” i cantieri della Tap, presentando un emendamento alla manovra per trasformare i cantieri in “siti di interesse strategico nazionale”. 
E più di recente, a dichiarare la sua contrarietà alla Tap è stata il ministro per il Sud Barbara Lezzi, da sempre fautrice dello stop al gasdotto. “Al Sud servono altre infrastrutture”, ebbe modo di scrivere su facebook il ministro pentastellato, indirizzando l’affondo al vicepremier Matteo Salvini che dal palco di Cervia, indicava invece i vantaggi del gasdotto, in primis il taglio del 10% ai costi dell’energia. 
E mentre i 5 stelle si dichiarano contrari al gasdotto Tap perché la sua realizzazione porterebbe alla rimozione temporanea di 211 ulivi (negli ultimi quattro anni 100 mila ulivi sono stati spostati o manipolati per interventi infrastrutturali di vario tipo, per ampliare l’acquedotto, per gli impianti eolici, per le strade e nessuno ha mosso un dito, come più volte dichiarato da Michele Elia, ad di Tap), per bocca del loro leader Luigi Di Maio,  vorrebbero che il prossimo Piano Energia e Clima superasse i target europei fissati a Giugno dall’Europa al 32% per puntare ad un obiettivo vincolante di produzione rinnovabile al 35%, “che significa come minino triplicare le pale eoliche già presenti sul territorio pugliese”, dichiara a questo blog Vincenzo Cripezzi coordinatore per la Puglia di LIPU Onlus, una associazione ambientalista italiana che si batte contro le inutili pale eoliche.
Infatti tutto l’eolico oggi rappresenta circa il 4,7% del contributo elettrico e i consumi elettrici rappresentano solo il 28% dei consumi totali del sistema Paese. Per cui circa il 4,7% di elettrico da eolico equivale al 1,4% del fabbisogno energetico totale del paese. “Un contributo miserabile!”, commenta Cripezzi.
Contributo miserabile che però spreme i nostri portafogli per ingrassare le lobby del settore e devasta il territorio.
I grillini infatti, mentre si scagliano contro al TAP per la rimozione temporanea di 211 ulivi, sembrano non accorgersi che le aree pugliesi sono diventate terreno di becera conquista per impiantare pale e pannelli con i cosiddetti “parchi” che hanno cannibalizzato i parchi veri, “come quello dei Monti Dauni abortito e crocefisso sul nascere -ci racconta sempre Cripezzi- o quello dell’Ofanto, del Fortore, del Gargano, della Murgia, sempre più assediati, o i parchi archeologici della Daunia al Salento decontestualizzati in “non luoghi” con macchine da 150 m di altezza”.
Intanto l‘Italia dipende per il 45 per cento dal gas russo, percentuale che sale al 65 nei picchi invernali, e la TAP potrebbe aiutarci a diventare autosufficienti facendoci risparmiare qualche soldo in bolletta.
Ma dal partito di Grillo preferiscono proseguire sulla strada tracciata dai compagni del PD:
cioè quella che il presidente di Italia Nostra, Oreste Rutigliano chiama “la tassa occulta, vera e propria imposta indiretta, che gli Italiani pagano senza saperlo”. 
Ovvero i circa 14 miliardi l’anno finalizzati a raggiungere l’obiettivo di fare il 20 per cento di energia elettrica da fonti rinnovabili, distribuendo gli incentivi più alti di Europa.