papa-ecuador2Bagno di folla per Papa Francesco in Ecuador, prima tappa del suo viaggio in Sudamerica. Ha sorriso, ha stretto mani, si è concesso a selfie e fotografie. Abbracci anche al presidente ecuadoregno Rafael Correa. Nel parco del Bicentenario nella capitale Quito ci sono oltre un milione di persone. Il Papa celebra messa. “La nostra fede è sempre rivoluzionaria”, ha scandito il Pontefice, invitando a guardare con attenzione ai più bisognosi.

“Che bello sarebbe che tutti potessero ammirare come noi ci prendiamo cura gli uni degli altri – ha detto – come ci diamo mutualmente conforto e come ci accompagniamo”. È questo, per Bergoglio, il senso del termine evangelizzare. Significa anche andare controcorrente, verso tutti quei fratelli e sorelle che si trovano ai margini della società, troppo spesso dimenticati e inascoltati. “Questo significa evangelizzare, questa è la nostra rivoluzione – perché la nostra fede è sempre rivoluzionaria – questo è il nostro più profondo e costante grido”.

“L’evangelizzazione – ha aggiunto il Papa – non consiste nel fare proselitismo”; anzi “il proselitismo è una caricatura dell’evangelizzazione”. La vera evangelizzazione, per il Pontefice argentino, consiste “nell’attrarre con la nostra testimonianza i lontani, nell’avvicinarsi umilmente a quelli che si sentono lontani da Dio e dalla chiesa, a quelli che hanno paura o agli indifferenti”.

L’attenzione del Papa verso gli ultimi si nota nelle piccole cose. Come nella scelta del pastorale in legno che gli ha donato Fesal, un giovane rifugiato somalo sbarcato in Italia su un barcone naufragato al largo della Sicilia.

E un pensiero all’America Latina il cui grido, ha detto il Papa, è nato “dalla coscienza della mancanza di libertà, di essere spremuti e saccheggiati”.

Twitter: SereNere76

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