papa-rabbiniNon è piaciuta, a 71 rabbini israeliani, la mossa diplomatica di Papa Francesco che, lo scorso giugno, attraverso la firma di un accordo tra Vaticano e Palestina, ha di fatto accelerato il percorso di riconoscimento dello Stato palestinese. “Il Papa faccia un passo indietro”, scrivono i rabbini che si autodefiniscono “saggi”, in una lettera indirizzata a Bergoglio. Una missiva che ha il sapore di un ultimatum. “Altrimenti sarà processato in contumacia da un tribunale religioso ebraico”. Il Pontefice, secondo i rabbini, ha tempo fino al 20 settembre per “chiedere scusa” a Israele. Il contenuto della lettera è stato svelato dal quotidiano panarabo “al Quds al Arabi”, edito da Dimiti Daliani, membro dell’Assemblea Rivoluzionaria del Movimento palestinese al Fatah. “Un tribunale ebraico comprendente 71 rabbini saggi – scrive il giornale – ha scritto una lettera al Papa intimandogli di chiedere scusa per aver riconosciuto lo Stato della Palestina, con la minaccia di processarlo in contumacia”.

Il Vaticano aveva annunciato il 26 giugno la firma di un “accordo globale tra la Santa Sede e lo Stato di Palestina”. Ma il termine Stato non era affatto piaciuto a Israele. Il ministero degli Esteri israeliano aveva immediatamente espresso la propria “delusione”. Ma il Vaticano aveva espresso l’auspicio che l’accordo potesse “costruire uno stimolo per porre fine in modo definitivo all’annoso conflitto israeliano-palestinese, che continua a provocare sofferenze ad ambedue le Parti”. Gli israeliani avevano anche criticato l’abbraccio tra il Papa e Abu Mazen, ricevuto in Vaticano pochi giorni dopo la firma dell’accordo. Ora i rabbini mettono sotto processo Papa Bergoglio, promotore della storica visita dell’ex presidente israeliano Shimon Peres e di quello palestinese Mahmoud Abbas in Vaticano. L’intesa firmata a giugno fa seguito all’accordo base siglato tra Santa Sede e l’Organizzazione per la liberazione della Palestina del 2000.

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