Vaticano, Papa Francesco incontra seminaristi e noviziSono passati dieci giorni dall’inizio ufficiale del Sinodo sulla famiglia in Vaticano, ma fattori esterni e interni stanno destabilizzando i lavori in Aula e distogliendo l’attenzione sul tema centrale dell’assise, ovvero quello di riscoprire la bellezza della famiglia nella società di oggi.

Prima il coming out del monsignore polacco, Krzysztof Charamsa, che è uscito allo scoperto rivelando di essere gay e di avere una relazione con il compagno. Il prelato è stato immediatamente sospeso dal Vaticano e ora si è trasferito in Spagna. C’è chi sostiene che sia stato spinto dalla lobby gay nei Sacri Palazzi.
Tant’è che i padri sinodali sono rimasti piuttosto spiazzati, seppure annunciando che i lavori non saranno di certo disturbati dalle rivelazioni choc di Charamsa.

E’ stata poi la volta di don Gino Flaim, sacerdote della parrocchia di San Giuseppe e San Pio X di Trento, che si è schierato dalla parte della pedofilia. “La pedofilia posso capirla, l’omosessualità non lo so”, ha detto il prete. Altra tegola sul Sinodo.

Infine, ma non ultima di importanza, la notizia di una lettera scritta da tredici cardinali e indirizzata al Papa per criticare i metodi utilizzati al Sinodo. Missiva in cui si esprimono preoccupazioni e timori di una possibile apertura verso l’ammissione alla comunione per i divorziati risposati.

E c’è già chi parla di un nuovo Vatileaks all’ombra del Cupolone. La paura è di rivivere la vicenda del 2012, quando l’allora maggiordomo di Papa Benedetto XVI, Paolo Gabriele, diffuse carte e lettere private del Pontefice.

La nuova vicenda di talpe e corvi riguarda la lettera firmata dalla fronda più tradizionalista. Il primo a lanciare l’allarme è stato il cardinale Gerhard Ludwig Muller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, uno dei firmatari della missiva. “L’intenzione di chi ha voluto la pubblicazione di questa lettera è seminare liti, creare tensioni – ha affermato il porporato tedesco in una dura intervista al Corriere della Sera – io non dico se ho firmato o no. Lo scandalo è che si renda pubblica una missiva privata del Pontefice. Questo è un nuovo Vatileaks. Io non sono un lupo contro il Papa, sono il suo primo collaboratore”, ha aggiunto Muller.

E per il secondo giorno consecutivo, sulla vicenda è intervenuto il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi: “Chi a distanza di giorni ha pubblicato la lettera ha compiuto un atto di disturbo non inteso dai firmatari, almeno da alcuni dei più autorevoli e l’invito è a non farsene condizionare. Che si possano fare osservazioni sulla metodologia del Sinodo che è nuova non stupisce – ha detto – ma una volta stabilita, c’è l’impegno di tutti ad applicarla nel migliore dei modi”.

All’indomani della diffusione della lettera, a tornare sull’argomento è stato anche il cardinale George Pell: “Le firme sono sbagliate ma soprattutto il contenuto è sbagliato – ha spiegato il porporato a Repubblica – anzi la maggior parte del contenuto non corrisponde. Non so perché è successa questa cosa né chi l’abbia fatta uscire così”. Tuttavia il cardinale australiano non parla di Vatileaks, ma lancia comunque una stoccata al Paese: “Sono abituato a vivere in Italia, la vita è piena di sorprese”.

I cardinali che hanno sottoscritto la missiva risultano tredici, a quanto riporta America Magazine, la rivista dei gesuiti statunitensi. Ma poco dopo la pubblicazione della lista è arrivata la smentita del cardinale Rivera Carrera: “Desidero chiarire che non ho mai firmato questa presunta lettera”. No comment invece dall’arcivescovo di Bologna, Carlo Caffarra e dal cardinale Robert Sarah che, tramite i propri portavoce, fanno sapere di non voler entrare nel merito della questione. Senza smentire né confermare.

Ma il balletto dei nomi prosegue. E le domande si susseguono. Chi ha diffuso la lettera riservata? Con quale intento? Chi ha realmente firmato la missiva? E soprattutto quali sono i veri contenuti?

Twitter: SereNere76