papa-ragazziDal palco dell’Ariston allo Stadio Olimpico per il Giubileo dei Ragazzi. Il cast di artisti che sabato 23 aprile, dalle ore 20.30, si esibisce davanti a oltre 70mila ragazzi, non ha certamente lasciato tranquillo l’ufficio di pastorale giovanile della Cei per le scelte effettuate. Ma alla fine c’è “serenità” per la decisione presa e sicuramente la sfida lanciata dalla chiesa è partita: “arrivare a tutti, come ci insegna Papa Francesco, perché la misericordia è per chiunque”.

La serata di musica e spettacolo di sabato sera vede alternarsi sul palco dello stadio Olimpico cantanti del calibro di Arisa, Lorenzo Fragola, Francesca Michielin, Giovanni Caccamo e Deborah Iurato. Ed ancora Moreno, Dear Jack, Fuoricontrollo, Andrea D’Alessio. Tutti nomi di spicco e tra gli artisti più ascoltati dei giovani di oggi. Ma in molti ricorderanno la partecipazione sul palco dell’Ariston con indosso il nastrino multicolore in difesa del ddl sulle unioni civili, contro il quale la Chiesa si è molto battuta. E non è un mistero che ci siano artisti che hanno espresso anche recentemente posizioni in netto contrasto con la chiesa.
Allora perché chiamare proprio questi artisti per il Giubileo dei Ragazzi? Quali i criteri scelti?

Risponde don Michele Falabretti, direttore della Pastorale giovanile della Cei. Riportiamo la sua lettera:

La festa allo Stadio Olimpico ha creato entusiasmo tra i ragazzi, ma anche qualche malumore fra gli adulti. Perché far intervenire certi personaggi? Perché dobbiamo sempre cadere nella logica di eventi che rispondono alle logiche del mondo? Perché chiamare cantanti così “distanti” dal mondo ecclesiale o che (addirittura!) hanno tenuto in mano il microfono con i nastrini colorati a Sanremo? Perché non chiamare cantanti/testimoni di vita cristiana che possano usare il linguaggio della musica e dare (nello stesso tempo) una diretta testimonianza al Vangelo? Queste le domande più ricorrenti di chi ha espresso (e – credo – esprimerà) le sue perplessità sulla serata di sabato 23 aprile. Non voglio convincere nessuno per arrivare a dire chi “ha ragione”: in questo caso si è trattato di una scelta che (come ogni scelta) ha dovuto fare i conti con il fatto che non si può fare tutto.

Scegliere è sempre prendere una cosa e lasciarne un’altra… Però le ragioni si possono spiegare. Provo a farlo andando con ordine. Nella preparazione del Giubileo dei Ragazzi, che ha visto impegnato il Servizio Nazionale per la Pastorale giovanile su invito del Pontifico Consiglio per la Nuova Evangelizzazione (responsabile dell’organizzazione del Giubileo), abbiamo pensato a un progetto educativo che si compone di quattro momenti:

– Un momento di pellegrinaggio e preghiera (confessioni in piazza San Pietro e passaggio della Porta Santa
– Un momento di catechesi (le sette Tende della Misericordia)
– Un momento dedicato alla celebrazione eucaristica (la S. Messa con Papa Francesco)
– Un momento di festa (allo stadio Olimpico)

Il Giubileo dei Ragazzi, dunque, va inteso come esperienza complessiva. Nel corso dei tre giorni, offriremo agli adolescenti moltissimi spunti che interrogheranno la loro esperienza di fede. Questi spunti verranno tanto da momenti liturgici e catechetici, quanto dal confronto con testimoni maturi della fede cristiana. Il “primo” di questi testimoni sarà Papa Francesco; e poi, all’interno delle Tende della Misericordia, verranno raccontate esperienze del mondo ecclesiale attraverso testimoni di carità vissuta giorno dopo giorno.

Nel progetto educativo del Giubileo, qual è dunque la finalità della festa allo Stadio Olimpico? Innanzitutto – ci siamo detti – bisogna dare ai ragazzi un momento di “respiro”. Tra tante sollecitazioni e contenuti alti e impegnativi, pensiamo sia necessario offrire un momento di svago e divertimento. Anche questa dimensione, lo sappiamo bene, è importantissima nella vita dei ragazzi! E in particolare degli adolescenti.

Allora, due idee ci hanno guidato nel pensare la festa: la prima, che fosse un regalo da parte nostra ai ragazzi. E’ un regalo invitare i cantanti che gli adolescenti ascoltano, artisti con i quali sentono il desiderio di confrontarsi. E la seconda: volevamo un momento in cui confrontarci con il mondo, con le elaborazioni culturali e artistiche che arrivano anche dal di fuori dei “nostri” ambienti. Come dicevo prima, gli altri tre momenti del Giubileo (Porta Santa, Tende della Misericordia, S. Messa) ruoteranno su contenuti e testimonianze che appartengono all’ambiente ecclesiale; nella festa di sabato desideriamo aprirci, sperimentare che cosa significa essere “Chiesa in uscita”.

Abbiamo chiesto a questi ospiti di fare il loro mestiere: cantare, esibirsi davanti ai ragazzi. In un contesto, e gli artisti lo sanno bene, che non è certo quello di un reality show o di una trasmissione televisiva. Hanno accettato l’invito di partecipare al Giubileo dei Ragazzi, e già questa è stata da parte loro una scelta: anche loro si “compromettono” accettando di partecipare a un evento così! Ora chiediamo loro di tirare fuori il bello che hanno dentro, il loro talento, e di regalarlo ai ragazzi.

Con questa serata ci piacerebbe che passasse un messaggio di stile. Vogliamo stare dentro al mondo, perché i ragazzi si confrontano quotidianamente con i messaggi che arrivano dallo spettacolo, dalla musica, dalla televisione. Vogliamo stare dentro al mondo con occhio critico, cercando di cogliere il buono e il bello che c’è nel mondo, e di ricondurli alla verità della loro origine: se una cosa è bella e buona è anche vera, e tutto ciò che è bello, buono e vero viene dal Signore.

È una sfida, lo so. Persino un po’ rischiosa. Ma non possiamo lasciare soli i ragazzi dentro questo mondo, “isolandoli” dai contesti con i quali hanno a che fare tutti i giorni. Credo che l’educazione abbia a che fare anche con questa capacità (che dobbiamo far crescere) di rischiare il dialogo e il confronto.

Non ci possiamo entusiasmare per il Papa che dice “Voglio una chiesa in uscita” e poi lamentarci perché in un momento di convocazione come è il Giubileo dei ragazzi proviamo – anche – a far entrare la voce del mondo. Che avrà tutti i suoi limiti; ma mettere la testa sotto la sabbia non aiuta i ragazzi a diventare grandi: è questo il contesto nel quale devono vivere, non un altro. Piuttosto: io credo che sarebbe molto interessante, tornati a casa, parlarne con loro e dire cose come: “Avete visto che i vostri amici hanno delle cose belle da dire? Ma sapete che non sempre le dicono? Sapete che è difficile essere coerenti nella vita? Capita anche a voi? Come possiamo fare perché il bene esca sempre dalle nostre parole e dai nostri gesti? Gli uomini non sono buoni o cattivi: tutti portano con sé bellezza e fragilità; cosa fare per riconoscerle? Questa è la parte più difficile: ma non la possiamo fare tutta noi, da Roma, da soli.

Possiamo soltanto chiedere (e attraverso i nostri canali lo stiamo facendo abbondantemente), che questo avvenga il più possibile. Allora, e soltanto allora, l’educazione dei ragazzi sarà un cammino (faticoso quanto affascinante) che terrà vicini grandi e piccoli.

E, infine: non diamo a questi giovani artisti la responsabilità di una legge che non apparteneva certo alle loro possibilità di scelta. Questi ragazzi sono arrivati (finalmente, diranno loro) sul palco di Sanremo e si sono sentiti dire dal loro Agente che dovevano prendere in mano quel microfono: davvero qualcuno pensa che potevano rifiutarsi? Non possiamo affidare al palco di un festival della canzone temi così complessi: queste scelte si fanno in altri luoghi ed è in altri luoghi che ne dobbiamo parlare.

L’evento – in programma sabato 23 aprile – sarà trasmesso da Tv2000 e sarà condotto da Simone Annicchiarico (dopo il forfait di Alessia Marcuzzi – ufficialmente la conduttrice si sarebbe tirata indietro per i troppi impegni, ma in realtà il Vaticano non ha gradito la scelta di chiamare la conduttrice dell’Isola dei Famosi).

Twitter: SereNere76

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