padre-ibrahim-alsabagh“Viviamo in mezzo alle bombe, Aleppo finirà in macerie come Homs. I cristiani sono presi di mira solamente per il fatto di essere cristiani”. Frà Ibrahim Alsabagh è il parroco della Chiesa di San Francesco ad Aleppo. Denuncia la situazione di sofferenza e di dolore che vive la comunità cristiana, condanna la guerra senza fine nel suo Paese, e annuncia: “Resto con la mia gente. Io non ho paura della morte”. Frà Ibrahim è arrivato in Italia per presentare il volume “Un istante prima dell’alba – Siria. Cronache di guerra e di speranza da Aleppo” (Edizioni Terra Santa). Ecco cosa ci racconta.

“La situazione da noi ad Aleppo è molto triste. Abbiamo bombardamenti intensi tutto il giorno, una escalation di violenza mai vista. Qualche giorno fa un missile è caduto in pieno su una delle scuole nella parte occidentale della città, uccidendo diversi studenti. Altri missili sono stati lanciati nella zona a maggioranza cristiana. Abbiamo paura, questo è un sentimento umano. Ma più della paura c’è l’amarezza e la preoccupazione per il futuro. Non ci sono intenzioni nel deporre le armi e si continua a combattere con tutte le armi di distruzione di massa. Aleppo finirà in macerie come Homs?”

Come vivono i cristiani ad Aleppo?
Con grande fatica, perché mancano le condizioni minime di vita. Soffrono come tutta la popolazione e vivono sotto i bombardamenti continui che seminano terrore. Ma temo che siano presi di mira perché sono cristiani. Mi riferisco ai missili lanciati proprio nei monasteri e nei conventi. C’è un attacco religioso fortissimo. Spesso sentiamo che l’obiettivo non è solo terrorizzare tutto il popolo ma terrorizzare i cristiani, per fare fuori i cristiani.
Molti cristiani sono fuggiti. Ora ci sono un terzo dei cristiani di quanti erano prima della crisi. Una volta eravamo 300mila; ora siamo rimasti in 50mila.

Che messaggio vuole lanciare alla comunità internazionale?
Che le coscienze non restino intrappolate e schiave di interessi personali, di avidità e di vanagloria, di ricerca del dominio. Oggi tutta la comunità mondiale è davanti a un bivio: o andare avanti con la violenza per coltivare altre guerre mondiali con tutti i risultati catastrofici per tutta l’umanità o cercare la via del dialogo, della giustizia e del rispetto. La violenza porterà sempre violenza, morte e distruzione. È una trappola, la divisione del mondo in due parti non potrà essere la soluzione.

E’ pensabile una visita del Papa in Siria?
Il Papa si manifesta sempre vicino a noi. L’abbiamo sentito come un padre che vive con noi tutta questa sofferenza, attraverso aiuti umanitari mandati a tutta la comunità cristiana, e i suoi numerosi interventi a favore della pace in Siria. Io non ho paura della morte, ma spero che il Papa non venga da noi finché la situazione non si calmi.

E il dialogo con l’Islam?
Nella parte occidentale regna una buona atmosfera, di dialogo con le altre confessioni. Purtroppo tra la zona occidentale e quella orientale, invece, il dialogo con l’Islam è impossibile. Il dialogo è rotto da tempo, regna uno spirito di odio e di violenza, una voglia di vendetta. Ma adesso è tempo di smontare questa spirale di odio con la creazione di ponti per il dialogo.

Lei resterà ad Aleppo?
Io rimango con la mia gente. Sono stato chiamato per questo, per essere un segno di speranza. Sono come un padre e una madre che ha sempre preoccupazione di rimanere vicino al proprio figlio che soffre e che ha bisogno di sostegno. Continuiamo la nostra missione.

Twitter: SereNere76

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