Dunque, la Cgil difende “interessi corporativi” e gli ex comunisti del Pd sono “conservatori”. Parole di Giorgio Napolitano, una vita nel partito. Ma adesso, dopo aver iniziato il suo novantesimo anno, dopo aver imboccato l’ultima – o la penultima? – curva del suo mandato, e soprattutto dopo aver
avuto nel weekend un incontro riservato con Mario Draghi, il capo dello Stato ha tagliato anche quello che restava del cordone ombelicale.
C’eravamo tanto amati. Lo strappo finale si è consumato sul lavoro, quando il capo dello Stato, inaugurando al Quirinale il nuovo anno scolastico, ha strapazzato i suoi antichi compagni del Pci, la stessa “vecchia guardia” presa di mira da Matteo Renzi, gli amici di una vita, i Bersani, D’Alema e soci che con Napolitano hanno condiviso decenni di lotta politica.
Ora però si trovano oggettivamente dall’altra parte, tra i frenatori che si mettono di traverso al governo Renzi e minacciano battaglia sul jobs act. “In questo Paese che amiamo non possiamo più restare prigionieri di conservatorismi, corporativismi e ingiustizie, ma dobbiamo rinnovare le nostre strutture sociali”, ha spiegato il presidente. E, come ha detto Draghi, servono riforme per far ripartire gli investimenti.
Insomma, contrordine compagni. Bersanov e Kuperlo se ne fanno una ragione

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