Mao no: è morto. Marx avrebbe richiesto studi approfonditi. Non dico Che Guevara, ma che almeno uno dei “Fantastici (?) Cinque” delle primarie di centrosinistra si ricordasse di Sandro Pertini o Riccardo Lombardi, di Vittorio Foa o Pietro Ingrao nel proprio Pantheon sarebbe stato doveroso. Capisco la voglia di adeguarsi ai tempi, capisco che alcuni di questi nomi dicano poco o nulla ai giovani, eppure per partiti che si definiscono (ancora) formalmente di sinistra o centro-sinistra sarebbe il minimo sindacale. Costi quel che costi. Antonio Gramsci o Enrico Berlinguer, Pietro Nenni o Martin Luther King, Bob Kennedy o Willy Brandt o Olaf Palme. E invece, al talent show di Sky, persino Nichi Vendola ha abiurato, e nel poster della sua stanzetta ora campeggerebbe un bel cardinal Carlo Maria Martini. Pier Luigi Bersani, leader di un partitone che vorrebbe emulare il Ps di Hollande (da ieri è ancora più evidente perché non ci riuscirà mai), metterebbe sul comodino l’immaginetta di papa Giovanni (ipocrita banalità), la Puppato sfiderebbe l’insonnia con i faccioni di Tina Anselmi e Nilde Iotti (in quanto donne, più che leader politiche). A questo punto, fanno un figurone i due candidati dichiaratamente centristi: Renzi che tira fuori dal dimenticatoio Nelson Mandela e una blogger tunisina, Bruno Tabacci che coerentemente rispolvera De Gasperi e il suo maestro Marcora. Un dejà vu, si dirà, di giochetti mediatici che appassionano poco o punto. Eppure anche richiesta d’asilo politico a Città del Vaticano da parte di una sinistra defunta. Che, piuttosto di confessarsi e chiedere assoluzione, preferisce restare colpevole ma tormentata dal senso di colpa. Tanto da caldamente raccomandarsi l’anima al Signore.

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