Per i mass media, televisione in particolare, esistono solo in occasione di episodi eclatanti di cronaca, preferibilmente con aspetti pietosi che possano indurre alla lacrimuccia. I politici non se ne occupano, tranne che per trarne visibilità nelle medesime occasioni. Gli addetti ai lavori (avvocati, magistrati, assistenti sociali) se ne occupano, ma con le lenti deformate dalla professione. La realtà dei padri separati, e soprattutto dei minori “orfani involontari“, condiziona però la vita di milioni di italiani. E continua a farlo ogni giorno che dio manda in terra, con le sue storie agri di ingiustizia, anche se i fuochi di campagna elettorale oscurano questo e tanti altri aspetti del vissuto delle persone. Persone in carne e ossa, persone che non esistono. E che potrebbero anche decidere di astenersi dal voto, o di votare soltanto per chi s’impegni a portare avanti qualche piccola conquista civile quale, per esempio, l’adeguamento della legge sul cosiddetto “affido condiviso”. Visto che la sua applicazione in questi sette anni corrisponde a una realtà fatta di approssimazione, errori clamorosi, distorsioni volontarie e non.

Per chi volesse approfondire – ma chi se lo è trovato di fronte di sicuro l’ha già fatto – rimando al post “Le streghe non volano all’alba”, sul caso del bimbo padovano conteso, oltre che ai tanti articoli privi di paraocchi che si possono trovare con una buona ricerca anche sul web. Con la fine della legislatura, anche il tentativo di aggiornare questa legge, portato avanti con lodevole impegno dalla senatrice bergamasca Alessandra Gallone, di tante associazioni, di tanti amici e amiche, è finito nel pentolone delle occasioni perdute. E non resta che sperare in una ripresa del tema da parte di qualche anima pia capace di far tesoro del lavoro svolto in commissione (non scevro di compromessi, fraintendimenti, speculazioni infami).

Ciò che di nuovo può essere segnalato è emerso da un interessante convegno organizzato a Roma dal coordinamento di varie associazioni per la bigenitorialità (Colibrì), grazie all’instancabile iniziativa del suo presidente, Massimo Rosselli del Turco, e di una eccezionale giornalista, Cecilia Sgherza. L’incontro, in particolare, presentava lo studio di un pediatra, Vittorio Vezzetti, già autore del libro “Nel nome dei figli”. Vezzetti ha analizzato, approfondito e scomposto i dati delle principali indagini demoscopiche effettuate in quattro continenti su un campione assai vasto di minori (circa 250mila) al fine di dare fondamento finalmente scientifico a una delle verità, solo all’apparenza banali, di quella tragedia personale che sono le separazioni litigiose (cioè quasi tutte). La verità apparentemente banale è che i figli hanno bisogno di entrambi i genitori, anche in una situazione di distacco. Così banale, da essere spesso contrastata, disattesa e negata dai tribunali, dagli avvocati di parte, dagli assistenti sociali e, in primis, da certi genitori affidatari (per lo più mamme avvelenate, ma talora anche papà) che fanno dei propri figli il terreno di battaglia per vendette fuori tempo. Una verità talmente banale, da essere sottovalutata a causa di due comuni pregiudizi: che la mamma sia l’unica persona insostituibile per un figlio e che il papà sia un mascalzone incapace, causa di tutto, che rifiuta pervicacemente di pagare l’unica cosa che gli compete: l’assegno di mantenimento.

Che non sia così l’avevamo sempre saputo, ovvio. Ma una cosa è opporre il buonsenso alla cattiva coscienza, un’altra è potersi avvalere di dati certi. Della forza dei numeri. Allora, in pillole, ecco che cosa emerge di più rilevante dallo studio di Vezzetti (contattando Colibrì si può accedere alla notevole messe di altri dati).

Orfani involontari.  In Italia sono 25mila i minori (dato Istat), cioè uno su tre, che perdono i contatti con uno dei due genitori dopo la separazione, con conseguenze notevoli sia in termini biomedici che sociali. In particolare sono diffusi i casi di deprivazione affettiva e stress emotivo in campo neurologico e psicologico.

Svezia, meno cause di separazione. La Svezia è il Paese europeo con la maggiore percentuale di affidi in alternanza tra entrambi i genitori (il 30% contro il 16,9% della Francia e l’1% dell’Italia). Il risultato sulla conflittualità è stato straordinario: non essendo più il minore strumento di ricatto affettivo o economico e passando di fatto a un mantenimento diretto, le cause giudiziali di separazione in Svezia si sono quasi estinte. Il 95,7% delle coppie arriva alla consensuale già alla prima udienza.

Usa, meno voglia di divorziare. Gli Stati che hanno applicato un alto numero di collocamenti con tempi paritari tra i genitori hanno evidenziato nei quattro anni successivi un tasso di divorzio significativamente molto basso. In media, una riduzione dei divorzi due volte maggiore rispetto alla media degli altri (circa l’8% contro il 4%, e l’1% dei Paesi che rientrano nella categoria bassa di collocamento paritario)

Australia, meno liti tra ex coniugi. Con l’introduzione della legge sulla genitorialità condivisa (anche loro nel 2006) i ricorsi alla Family Court si sono ridotti da 27.313 a 18.633 (mentre i ricorsi per altri motivi aumentavano da 76mila a 79mila).

Ce n’è per riflettere. Per dare finalmente attuazione a una legge che in realtà non è mai partita per le enormi resistenze incontrate e incrociate tra le categorie cui abbiamo accennato. A patto che qualcuno dei prossimi politici legislatori ne abbia la voglia. Faremo in modo di fargliela venire.


 

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