E’ l’ultimo ritrovato in fatto di salotti. Una vera chiccheria. Un’idea ardita e seducente che percorre, come l’ennesimo fantasma, l’intera famiglia della sinistra italiana e la induce al brividello in vista delle prossime elezioni europee (che si preannunciano una Caporetto per gli europeisti). Fare di Alexis Tsipras, leader non ancora quarantenne del partito greco Syriza, il candidato transnazionale alla presidenza della Commissione europea. Come dire: visto che gli Euroburocrati affamatori del popolo mediterraneo (e non solo) non sono capaci di creare un’Europa unita, democratica e forte, ci pensiamo noi, lo facciamo noi. Dal basso. Basta che in ognuno dei paesi europei i cittadini votino per il Greco.

Come idea, ammettiamolo,  brilla come un diamante in un deserto. Si vede che ci dev’essere dietro una mente sofisticata e un’intellettualità fine. Quando poi si scopre che il promotore è Paolo Flores d’Arcais, patròn fondatore di Micromega e sottoscrittore di appelli ogni dì (festivi compresi), ogni ombra si dirada. E se a firmare il raffinato appello si sono lasciati convincere persino Barbara Spinelli, mente di lusso del nostro angusto panorama, o Andrea Camilleri, gran guru e letterato, reso celeberrimo dal suo Montalbàno, dubbi non ce ne sono. Si tratta proprio di una figata. L’idea va sostenuta, è uno schiaffo alla Merkel e ai mercati finanziari senza scrupoli, il segno di un cambiamento profondo nella natura europea; è insomma Davide che con la fionda becca Golia in piena fronte e lo fa stramazzare al suolo. “Una cosa meravigliosa, un modo per celebrare di nuovo l’Europa unita”, ha raucamente gioito Camilleri davanti a un intervistatore greco ormai disperso nella nuvola di fumo delle mille sigarette.

Senonchè, mentre se ne discute copiosamente sui siti di Alba, Rifondazione comunista, Sel (Ferrero è entusiasta, Vendola è sedotto ma non cede); mentre come sempre le menti superstiti della nostra sinistra pensano se conviene o meno fare questa mega-lista in sostegno al Greco piuttosto che una peregrina figura in solitario, il direttore di Micromega ha già illuminato il cammino dell’Idea: “Per tutti noi che abbiamo partecipato negli ultimi quindici anni a tutti i movimenti possibili di lotta della società civile – ha scritto con inconsueta, anzi involontaria, autoironia Flores d’Arcais – , c’è oggi una sola forza politica di sinistra in Europa e si chiama Syriza. Per questo pensiamo che una lista rigorosamente della società civile con Tsipras potrebbe avere un buon risultato“. Come, in presenza di tre leadership “pigliatutto” (Renzi, Berlusconi e Grillo), non è però dato sapere.

Barbara Spinelli, più realisticamente, ha invece affermato che occorrerà tutta l’intelligenza di Tsipras per cavare il ragno dal buco (finanziario). Altrimenti non esiste gara. Se non i voti, la Spinelli ha mostrato almeno qualche idea su come evitare l’ennesimo flop: “E’ chiaro che non dovrebbe essere una coalizione dei vecchi partiti della sinistra radicale, perché non avrebbe alcuna possibilità di successo”. Allora in che cosa sperare, ci si chiede. “Abbiamo bisogno di qualcosa di più grande – vagheggia la figlia del grande Altiero -, qualcosa per scuotere la coscienza della società, superando i margini molto stretti delle formazioni politiche della sinistra radicale. Con l’obiettivo di unire le forze della società colpite dalla crisi”. Ora è arcivero che per decenni i leader della sinistra italiana hanno parlato e non si sono capiti (o fin troppo, evitandosi con cura). Tanto che di incomunicabilità e furbizia sono finiti tutti nel burrone. Ma come possa riuscire nel miracolo il misconosciuto (in Italia) capo della sinistra radicale ellenica, dal nome impronunciabile, è davvero l’ultimo dei segreti di Fatima. Povero Alexis, non sa quel che l’aspetta.

 Che insegnamento trarne? Che in mancanza di una vera forza di sinistra, serenamente socialista e popolare,  inscritta nella storia del movimento socialista italiano ed europeo, con tutti i leader esistenti fuori, ma ancora tutta da inventare e rigenerare, assisteremo presto all’ultima triste puntata della sinistra italiana. Stavolta sceneggiata dagli intellettuali à la page. Non bastava quanto hanno fatto tutti i leader post-comunisti, non bastavano D’Alema e Veltroni, non bastava la nascita del Pd, la capitolazione a Renzi e neppure Fassina-Chi e i giovani turchi. Ok, abbiamo capito: in Italia la sinistra è morta e nessuno offrirà degna sepoltura. Gli orfani resteranno orfani a vita. Ma torturarli con la supercazzola da salotto no, non è affatto carino.

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