30714296_592522447775342_282461075432013824_nL’attacco sarà stato anche circoscritto ed estemporaneo, come dicono i politologi sempre pronti a perdonare all’alleato americano qualsiasi sopruso, ma intanto questa notte gli abitanti di Damasco sono saltati dal letto credendo che fosse arrivato il giorno dell’Apocalisse. Ora staremo a vedere se davvero si tratta solo di una rappresaglia perché anche se fosse non nasconderebbe il supporto diretto e indiretto che gli Stati Uniti insieme ai loro alleati della regione hanno dato in tutti questi anni ai gruppi terroristici che hanno portato la guerra in Siria. Da questo episodio fulmineo, quasi inaspettato dopo che le tensioni sembravano essersi calmate, alcuni aspetti fondamentali devono farci riflettere in profondità.

Laddove sono finiti i missili di Jaish al Islam su Damasco, con la liberazione della Ghouta, sono iniziati quelli occidentali. Così i governi di Washington, Parigi e Londra hanno violato il diritto internazionale, colpendo uno stato sovrano, prima ancora che arrivassero le prove (se un giorno le troveranno!) dell’utilizzo di armi chimiche da parte del governo siriano. Cosa aspettarsi del resto da chi ci ha spiegato la necessità di contrastare le “Fake News” sul web se poi è lo stesso Generale James Mattis, capo della Difesa Usa, a raccontarci che le uniche argomentazioni a loro favore provengono dai social media (legati ai terroristi della Ghouta!). Insomma, c’è chi ora, dopo aver fabbricato le notizie e fomentato la campagna mediatica, può felicemente esultare: i jihadisti e gli scemi di guerra occidentali.

Adesso più che mai occorre mobilitarsi. Intellettuali, scrittori, artisti, giornalisti: impegnatevi! E’ giusto prendere una posizione anche contraria, senza quella fottuta paura di essere tacciati come sostenitori di Bashar al Assad. Che poi di fronte ai suoi avversari politici, da Barack Obama, colui che ha fatto esplodere la regione, insieme ai flussi migratori, sostenendo le “primavere arabe”, fino a Donald Trump, un presidente palesemente commissariato dal complesso militare-industriale, si è dimostrato, contro ogni aspettativa, un degno erede dei grandi leader arabi del secondo Novecento. Ben Ali e Mubarak presero il primo aereo, mentre lui è rimasto a Damasco, fino alla fine, con la promessa di morirci se necessario. E poi perché Bernard Henry Levi può trascinarci in guerra, contro i nostri interessi nazionali, come accaduto in Libia, e noi, non potremmo avere il diritto di fermare la guerra in Siria per difendere i nostri di interessi nazionali?Schermata 2018-04-14 alle 15.56.41

L’interesse nazionale è qualcosa che va al di là dello schieramento politico, della destra e della sinistra, così anche il nuovo governo ha una grande occasione davanti a sé: riprodurre una seconda “Sigonella”e riscattare, per un’altra volta, la sovranità del Paese.  Ci pensi bene se vuole davvero un posto nella storia oppure finire come tutti gli altri nell’oblio degli avvenimenti, superati da un mondo che sta cambiando radicalmente. L’arroganza ha finalmente smesso di essere un argomento politico. 

La Siria ci ha insegnato che il confine tra bellicismo e vigliaccheria è molto sottile. Per cui anche noi, prima di incitare a una nuova aggressione, guardiamoci allo specchio, e domandiamoci cosa faremmo in caso di guerra. Probabilmente la maggior parte scapperebbe con un biglietto in prima classe. Cosa che alcuni siriani, persino quelli più facoltosi, non hanno fatto (vedi il Generale Simon Al Wakeel nella foto). C’è addirittura chi ha finanziato la resistenza con i propri soldi, ritrovandosi con una divisa militare sulle prime linee. L’integrità di un uomo e di un popolo si misura dal coraggio. E noi infatti siamo morti da un pezzo. 

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