IMG_1341Ho conosciuto SOS Chrétiens d’Orient per puro caso nel settembre del 2015 a Damasco. Mi ero recato in Siria per la prima volta e anche loro da poco avevano lanciato la missione. L’associazione umanitaria, con sede a Parigi, è stata pertanto fondata nel 2013, in seguito alla presa di Maalula da parte dei gruppi jihadisti, con l’obiettivo di aiutare i cristiani d’Oriente a rimanere nella loro terra d’origine sostenendoli con l’invio di materiale e lo sviluppo di iniziative in collaborazione con i partner locali, indifferentemente dalla confessione religiosa, poi col passare degli anni hanno aperto delle sedi permanenti anche in Libano, Egitto, Giordania e Iraq nelle quali alloggiano i volontari francesi che partono in maniera costante (ad oggi se ne contano già 1400) per vivere in mezzo a loro ma soprattutto seguire i progetti finanziati dai donatori europei.

Mi sono piaciuti subito. A differenza di molti occidentali non sono affetti da quel male incurabile che l’intellettuale palestinese Edward Said chiamava “orientalismo”. In ogni Paese in cui operano non fanno del confessionalismo la loro professione di fede bensì rispettano quel complesso mosaico etnico-culturale che è appunto il Vicino e Medio Oriente, senza scadere nel sincretismo o nella sopraffazione di una fede su un’altra. E’ legittimo ribadirsi cristiani, ma come insegnano i maestri Louis Massignon, Frithjof Schuon, René Guènon, Henry Corbin, così come le note di Franco Battiato e Giovanni Lindo Ferretti, esiste una dimensione sacra nei monoteismi che trascendente dall’unicità. Ma i cristiani giocano un ruolo fondamentale in questo equilibrio ed è per questo motivo che è diventato necessario aiutarli a rimanere nella loro terra: perché quella è la loro terra. Il Cristianesimo nasce ad Oriente e non in Occidente. E noi abbiamo un debito con loro.

Col tempo ho visto SOS Chrétiens d’Orient crescere, così un giorno ho pensato: perché non aprire un ufficio di rappresentanza anche in Italia per dare la possibilità anche agli italiani di scrivere questa nuova narrativa? Lanciai la proposta a Parigi e i fondatori Charles De Meyer e Benjamin Blanchard l’hanno accolta. Abbiamo organizzato una conferenza stampa a Roma giovedì 26 aprile, che ha visto anche la partecipazione di Padre Haddad, e ora ci stiamo strutturando: il primo obiettivo è quello di costruire immediatamente una squadra di volontari italiani (per candidarsi oppure ricevere informazioni e ricevere aggiornamenti vari si può scrivere a roma@soschretiensdorient.fr) dopodiché, in un secondo tempo, proporremo ai donatori dei progetti concreti. E poi parallelamente faremo un lavoro di sensibilizzazione sul tema attraverso conferenze pubbliche e incontri privati con le autorità ecclesiastiche e politiche. Non c’è tempo da perdere. Dobbiamo fermare l’emorragia della fuga dei cristiani – senza scadere nella retorica dei ‘cristiani perseguitati’, uno slogan che è stato inventato dalle charity occidentali per raccogliere fondi – e lottare contro quel “diritto a non emigrare” di cui parlava Benedetto XVI”.

Donare, ma soprattutto ricevere. Per un europeo vivere in mezzo a questi popoli, diversi fra loro, senza imporre nessun modello, significa avere l’opportunità di rispecchiarsi nell’altro e riscoprire un’identità e dei valori che potremmo definire pre-politici, che noi abbiamo perso completamente. Abbiamo il dovere di ricostruire un’intera generazione occidentale attraverso il “passaggio ad Oriente” dove la modernità non ha contaminato ogni campo dell’esistenza.

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