La notizia che le stime sulla crescita economica cinese per il 2013 sono state riviste al ribasso con un abbassamento dei dati riguardanti il settore manifatturiero ha avuto l’effetto immediato di spaventare gli investitori internazionali con una diretta conseguenza negativa sui listini asiatici ed europei. La volatilità delle borse degli ultimi mesi obbliga, tuttavia, a trattare con occhio critico gli umori improvvisi della finanza internazionale. La prudenza è d’obbligo.

Qual è il significato reale dei dati provenienti da Pechino? Quali sono le cause che determinano questa flessione?

La crescita economica di cui la Cina è stata protagonista negli ultimi 30 anni ha portato, tra le sue conseguenze positive, allo sviluppo di una classe media sempre più in espansione, più forte in quanto consapevole del nuovo status e decisa nelle proprie richieste. Il risvolto negativo è l’inasprimento dell’ineguaglianza sociale nel paese, in particolare tra aree urbane più ricche e aree rurali meno sviluppate.

Ciò determina due principali conseguenze.

Primo, la necessità di aumentare i consumi interni. Lo sviluppo della domanda nel mercato nazionale è di primaria importanza per far fronte al problema della diseguaglianza e per mantenere un livello costante di crescita. Inoltre, il settore manifatturiero ha sempre meno sbocchi sul mercato internazionale e necessita di trovare nuovi stimoli nel mercato interno. Al momento, tuttavia, il governo non è riuscito a dare risposte adeguate attraverso politiche di stimolo dei consumi.

Secondo, il governo è conscio della necessità di affiancare alla produzione di beni di consumo riforme che tocchino i bisogni del tessuto sociale- dalle pensioni alla sanità all’istruzione. La Cina ha la necessità di trasformarsi da società basata sull’esportazione a basso costo sul mercato internazionale, ad un modello di sviluppo più avanzato, basato su un mercato interno maturo e un modello sociale più egalitario e solido. Tutto ciò richiederà ingenti investimenti da parte del governo centrale negli anni a venire.

Se le cose stanno così, i dati di oggi non sono necessariamente una cattiva notizia.

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