Alla fine, e chi l’avrebbe mai detto, tocca dar ragione a Marco Ferrando, l’ultimo comunista. Mi chiama e dice cose di una sinistra che non c’è più, tipo: «Il movimento operaio impugni i forconi». Rido: mi pare che sia già accaduto. Lui si indigna: «Quella che sta bloccando il Paese è rabbia esplosa, non è il movimento operaio. Il movimento operaio sono i lavoratori tutti, e il sindacato». Mi taccio, perché è vero. Quello che colpisce è che dai loro bestioni, gli autotrasportatori sparino a zero non solo sui politici, ma soprattutto sul sindacato: «Ci hanno venduti, guai se vediamo le loro bandiere da queste parti».

Dice Ferrando che la Cgil dovrebbe mettersi alla guida del movimento dei forconi. Per non lasciare che a incanalare quella rabbia sia la destra, che da Forza Nuova alla Lega sta già cercando di dar voce alla protesta. E per definire finalmente un confronto-scontro col governo che non parta dalla «piattaforma padronale», ma da una piattaforma anticapitalista. «Se il confronto lo fai sulle loro proposte, è ovvio che puoi dire solo dei no, ed è ovvio che prenderai sempre bastonate. Sono le nostre proposte che dobbiamo imporre. E invece di fronte alla macelleria sociale di questo governo Susanna Camusso che fa? Cerca la concertazione, quando è ormai chiaro che la concertazione è stata abolita, sostituita dalle comunicazioni del governo alle parti sociali: mandateci via mail le vostre proposte, vi faremo sapere».

Sul merito dell’anticapitalismo si può naturalmente discutere, ma non è questo il punto. Il punto è che il sindacato non esiste più. Non pervenuto. Insieme alla sinistra. Il Pd altro non ha saputo fare che condannare la contestazione selvaggia, contrapponendo alla rabbia di piazza un gentile invito: date fiducia al governo dei padroni, stanno lavorando per voi. Hasta il salotto siempre, Professori.

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