Il pacco del Prof che chiede aiuto al pubblico pagante
Per riformare le pensioni hanno speso giusto una lacrimuccia di Elsa Fornero. Quando i sindacati hanno alzato la cresta sulla riforma del lavoro, hanno detto chiaro che la concertazione non è finita, semplicemente non esiste. Adesso che devono tagliare le spese dei ministeri, i tecnici si affidano a un altro tecnico, Enrico Bondi, come se la questione fosse più complessa delle due precedenti, e come a voler lasciare a un soggetto terzo il cerino degli assalti da parte degli scontenti. Di più: chiedono l’aiuto da casa, domandando ai cittadini dove secondo loro si debba tagliare. Lo avesse fatto un politico, chessò, uno come Silvio Berlusconi, lo avrebbero accusato di demagogia, populismo e degrado delle istituzioni.
Il fatto è che loro, i tecnici, erano stati messi al governo perché non si curassero dei partiti, dei sindacati né del consenso dell’opinione pubblica, ma per guardarli e passare oltre, possibilmente alle vie di fatto. Mario Monti era stato chiamato apposta: i partiti hanno un consenso elettorale da mantenere, ma lui no, lui avrebbe potuto far ingoiare lo sciroppo amaro al Paese e poi lasciare che la politica tornasse a governare in una situazione se non rosea, almeno non buia come il fondo di un burrone. E invece no. Invece, dicono che il Prof guardi con sempre maggiore attenzione e crescente preoccupazione ai sondaggi che lo danno in calo, dopo l’aumento della pressione fiscale senza che il Paese avverta il benché minimo segnale di crescita a premiarne gli sforzi. Dicono sia preoccupato, il premier, non per sé, ma per alcuni componenti della sua squadra, uno su tutti quel Corrado Passera che “secondo lei ha mollato una banca per poi restare a piedi?”.
Solo che non funziona. E’ una presa in giro. Prima di tutto di quei cittadini che già si sono presi la briga di sprecare almeno un neurone per consigliare il governo sul da farsi e sul da tagliarsi. Credete che li ascolteranno? Io credo di no, e anzi lo spero. Ve li vedete voi migliaia di furiosi lavoratori e disoccupati che dicono ognuno la loro sulle spese della pubblica amministrazione? Il passaggio di Attila sarebbe meno indolore, con meno danni. E quindi, a che serve interpellare il pubblico pagante? Pare di stare in campagna elettorale, quando si cerca la partecipazione e il coinvolgimento, promettendo anche l’impromettibile.

Hanno chiesto aiuto ai cittadini proprio loro che vengono definiti tecnici. Già questo fatto appare più una barzelletta che l’azione di un governo serio. Purtroppo però hanno messo le mani avanti. Con una incredibile coda di paglia hanno escluso che i cittadini possano esprimersi su Parlamento, Quirinale e Corte dei Conti. Le tre maggiori voragini che ingoiano il denaro pubblico. E allora cosa potrebbero dire i cittadini? Anche i tecnici ormai sono arrivati a puzzare di marcio come quei politici che si erano inventati il finanziamento pubblico ai partiti.
a me invece questa idea di chiedere ai cittadini non dispice. secondo me usciranno un sacco di buone idee. il problema è che temo che anche il governo monti non riuscirà a sconfiggere le corporazioni dello spreco