Bader viaggiava sul treno con me qualche giorno fa. Ha 24 anni e viene da Safi, in Marocco. Ride: in italiano, Safi significa “basta”. Dice quello che dicono tutti quelli che ci guardano da laggiù: “Noi giovani pensiamo che in Italia si può venire a fare un po’ di soldi, e poi magari tornare  a casa”. Sorride: “Il fatto è che non è vero”. Gli dico che loro, per noi, sono un problema. Perché lavoro ce n’è sempre meno per tutti, qui, e loro hanno l’aggravante che si fanno pagare meno. Bader sorride ancora: “Lo so, è così anche da noi: arrivano dal Sud Africa e ci rubano il posto”.  Lui ha scelto Genova e di lavorare in porto, “così vedo il mare tutto il giorno, come a casa”. Vive in via Pré, che non ha bisogno di presentazioni. Chiedo se non ha paura, e perché mai sorride tanto. Si stupisce: “La paura io la sto cercando, ma non la trovo. Perché se hai coraggio, la paura scompare”.

Chissà se ieri l’ha vista, guardando l’Italia che crollava in diretta al telegiornale. A San Felice, fra gli altri, sono morti Mohamad Azaar, 46 anni e due figli, marocchino, e Kumar Pawan, indiano del Pujab, 31 anni, padre di due bambini, di 2 anni e di 8 mesi. Li avevano richiamati al lavoro, perché a tutte le fabbriche della zona era stata data l’agibilità. Kumar, ha raccontato Singh Jetrindra, rappresentante della comunità Punjab di San Felice, “aveva paura, ma era stato chiamato dal proprietario perché la ditta doveva andare avanti. E lui è dovuto andare a lavorare perché non poteva perdere il posto”. Come tutti i marocchini, e anche come tutti gli italiani. Non fa paura un Paese così?  Ieri in Rete si sono moltiplicati gli appelli: annullate la parata del 2 giugno, dicevano, e annullate la visita del papa a Milano. Come se, proprio in questo momento, si potesse evitare di ritrovare da qualche parte uno spunto, un momento per ricordarsi che siamo una Repubblica, e cioè che abbiamo una storia e istituzioni e responsabilità da onorare. E come se non fosse utile, invece, ospitare il mondo a pregare, proprio ora e proprio a Milano, in questo Nord colpito dalle scosse e dall’incuria delle persone e dello Stato, con un bilancio provvisorio che sa di strage: 17 morti, 10 dispersi, 200 feriti, 8mila sfollati. Non fa paura un paese così? Non fa più paura ancora del terremoto, un paese così?

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