Giornata in redazione. Interno giorno, lettura dei giornali. Il Corriere della Sera, retroscena di Pdl, il sunto è che Berlusconi è montiano (c’è scritto più volte, del resto, non si può sbagliare).  Ah, ecco, allora non è vero che Silvio cerca il voto anticipato. E invece. Il Foglio, spiegone sul Pdl: il Cav fa il moderato ma mica è vero, si prepara al voto. Boh, magari su Repubblica. Lì c’è Nicola Cosentino che parla. Attacca Angelino Alfano, dice che imparasse a farsi eleggere, invece di perdere pure in Sicilia, casa sua. Ma Repubblica contro Nick l’Americano non aveva fatto una campagna che lévati, appoggiando senza se e senza ma il suo arresto e indignandosi perché l’Aula invece gli ha negato le manette? Perché ora Ezio Mauro lo considera degno di dire la sua?

Mah. Leggiamo le agenzie, che è meglio. C’è la Fornero. Al WSJ aveva detto che il lavoro non è un diritto, ma va guadagnato, anche coi sacrifici. Levata di scudi, la sinistra la demolisce, la Lega chiede se il ministro abbia giurato sulla Costituzione o su Topolino. Lei  dice che non hanno capito. Lettura del WSJ, the original: “Work isn’t a right; it has to be earned, including through sacrifice”. Uguale, hanno ragione loro. Ma lei insiste. Nota del ministero: Elsa non voleva mettere in discussione il diritto al lavoro, ma suggeriva di «ragionare della tutela del lavoratore e non del singolo posto di lavoro».  Capito? Io no. Pongo il quesito su Facebook. Dieci risposte, tutte diverse e tutte con un “credo” finale. Mi rassegno.

Vediamo un po’ che dice Pier Luigi Bersani, oggi. E’ a Montecitorio, gli chiedono i cronisti se è vero che tra Merkel e Monti sta finendo 1-0. E il leader del Pd risponde minaccioso:  «Con la Germania andremo ai supplementari». Ma non era lui che, con Berlusconi al governo, diceva che la Merkel aveva ragione sul rigore? Vabbè, si vede che i tempi sono cambiati, infatti siamo al secondo tempo, quello di Monti. Nel quale vale tutto, pare, pure che Pier Ferdinando Casini dica che Antonio Di Pietro resta il diavolo, ma Nichi Vendola si è quasi tramutato in acqua santa. Ma non era, il leader Udc, votato alla coerenza costi quel che costi anche se costa voti e cadreghe?

In ogni caos c’è un cosmo, in ogni disordine un ordine segreto, diceva Carl Gustav Jung. Speriamo che lo abbiano almeno letto.

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