Poi, dopo la giornata incredibile della Cassazione e delle dimissioni, mi sono fatta un giro in Rete. E ho passato la giornata a litigare.  Siamo tutti Sallusti, costernazione e indignazione per lo scandalo di un giornalista spedito dietro le sbarre, appelli a cambiare una legge fascista, solidarietà all’ormai ex direttore del Giornale da destra e da manca e pure dagli acerrimi nemici, Marco Travaglio e Antonio Di Pietro. Già. Solo che poi la Rete è piena di mostri.

C’è un popolo che posta, per riassumere, un rotondo “buttate via la chiave”. No so se sono i soliti avvelenati del fronte grillino barra forcaiolo barra antiberlusconiano. Non lo so chi sono. So che fanno paura. Perché non capiscono, o non vogliono capire. Dicono che la diffamazione si paga. Aggiungono che poi quel commento (scritto, ormai si sa, da un tardivo reo confesso Renato Farina), che è costato la condanna a Sallusti, era pure basato su una notizia falsa e quindi, a maggior ragione, va pagato. Quello che non capiscono, neppure se glielo urli a caratteri cubitali, neppure se adotti il metodo del repetita juvant, e quindi glielo copi e incolli decine di volte, è che qui non è in questione il dovere di pagare un errore, ma l’obbrobrio di una legge che ti manda in carcere. Non capiscono che il punto è dire sì a una pena pecuniaria, sacrosanta, e no a una pena detentiva, sproporzionata e ingiusta. Non capiscono quanto sia grave, quanto sia pericoloso per la libertà di stampa e di espressione, giudicare un giornalista “pericoloso socialmente” perché, eh già, quello di mestiere pensa e scrive, e quindi può reiterare il reato, perché continuerà a pensare e a scrivere quello che pensa.

Non so chi sono questi signori. Ma so che sono ignoranti. Dal latino: ignorare, non sapere. E l’ignoranza affossa le società civili.Si riempiono la bocca del rispetto delle leggi. Allora, se non è di troppo sforzo,  si rileggano la prima, di legge, la Costituzione, che all’articolo 21 dice:  «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure». Se poi non gli bastasse la nostra Carta, buttino un orecchio all’appello che all’Italia è arrivato dall’Osce, a depenalizzare con urgenza la diffamazione. Informarsi prima di giudicare sarebbe già un passo avanti. A ben guardare, potrebbero pure leggere quello che Sallusti ha scritto su Twitter: «Mi sto battendo perché chi mi insulta possa continuare a farlo in libertà». Sarebbe gradito pure un grazie, ma se proprio non ce la fanno, almeno si tacciano.

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Il caso Sallusti e quei pericolosi ignoranti in Rete, 5.0 out of 5 based on 2 ratings
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