<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>il Blog di Paola Setti</title>
	<atom:link href="http://blog.ilgiornale.it/setti/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://blog.ilgiornale.it/setti</link>
	<description>inSETTIcida</description>
	<lastBuildDate>Thu, 27 Sep 2012 19:33:50 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>Il caso Sallusti e quei pericolosi ignoranti in Rete</title>
		<link>http://blog.ilgiornale.it/setti/2012/09/27/il-caso-sallusti-e-quei-pericolosi-ignoranti-in-rete/</link>
		<comments>http://blog.ilgiornale.it/setti/2012/09/27/il-caso-sallusti-e-quei-pericolosi-ignoranti-in-rete/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 27 Sep 2012 19:31:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolasetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anche no]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[Cassazione]]></category>
		<category><![CDATA[condanna]]></category>
		<category><![CDATA[Costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[Di Pietro]]></category>
		<category><![CDATA[Osce]]></category>
		<category><![CDATA[Sallusti]]></category>
		<category><![CDATA[Travaglio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.ilgiornale.it/setti/?p=119</guid>
		<description><![CDATA[Poi, dopo la giornata incredibile della Cassazione e delle dimissioni, mi sono fatta un giro in Rete. E ho passato la giornata a litigare.  Siamo tutti Sallusti, costernazione e indignazione per lo scandalo di un giornalista spedito dietro le sbarre, appelli a cambiare una legge fascista, solidarietà all’ormai ex direttore del Giornale da destra e da manca e pure dagli acerrimi nemici, Marco Travaglio e Antonio Di Pietro. Già. Solo che poi la Rete è piena di mostri. C&#8217;è un popolo che posta, per riassumere, un rotondo “buttate via la chiave”. No so se sono i soliti avvelenati del fronte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poi, dopo la giornata incredibile della Cassazione e delle dimissioni, mi sono fatta un giro in Rete. E ho passato la giornata a litigare.  Siamo tutti <strong>Sallusti</strong>, costernazione e indignazione per lo scandalo di un giornalista spedito dietro le sbarre, appelli a cambiare una legge fascista, solidarietà all’ormai ex direttore del Giornale da destra e da manca e pure dagli acerrimi nemici, <strong>Marco Travaglio</strong> e <strong>Antonio Di Pietro</strong>. Già. Solo che poi la Rete è piena di mostri.</p>
<p>C&#8217;è un popolo che posta, per riassumere, un rotondo “buttate via la chiave”. No so se sono i soliti avvelenati del fronte grillino barra forcaiolo barra antiberlusconiano. Non lo so chi sono. So che fanno paura. Perché non capiscono, o non vogliono capire. Dicono che la diffamazione si paga. Aggiungono che poi quel commento (scritto, ormai si sa, da un tardivo reo confesso Renato Farina), che è costato la condanna a Sallusti, era pure basato su una notizia falsa e quindi, a maggior ragione, va pagato. Quello che non capiscono, neppure se glielo urli a caratteri cubitali, neppure se adotti il metodo del repetita juvant, e quindi glielo copi e incolli decine di volte, è che qui non è in questione il dovere di pagare un errore, ma l’obbrobrio di una legge che ti manda in carcere. Non capiscono che il punto è dire sì a una pena pecuniaria, sacrosanta, e no a una pena detentiva, sproporzionata e ingiusta. Non capiscono quanto sia grave, quanto sia pericoloso per la libertà di stampa e di espressione, giudicare un giornalista “pericoloso socialmente” perché, eh già, quello di mestiere pensa e scrive, e quindi può reiterare il reato, perché continuerà a pensare e a scrivere quello che pensa.</p>
<p>Non so chi sono questi signori. Ma so che sono ignoranti. Dal latino: ignorare, non sapere. E l’ignoranza affossa le società civili.Si riempiono la bocca del rispetto delle leggi. Allora, se non è di troppo sforzo,  si rileggano la prima, di legge, la Costituzione, che all’articolo 21 dice:  <strong>«</strong>Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure<strong>»</strong>. Se poi non gli bastasse la nostra Carta, buttino un orecchio all’appello che all’Italia è arrivato dall’Osce, a depenalizzare con urgenza la diffamazione. Informarsi prima di giudicare sarebbe già un passo avanti. A ben guardare, potrebbero pure leggere quello che Sallusti ha scritto su Twitter: <strong>«</strong>Mi sto battendo perché chi mi insulta possa continuare a farlo in libertà<strong>»</strong>. Sarebbe gradito pure un grazie, ma se proprio non ce la fanno, almeno si tacciano.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.ilgiornale.it/setti/2012/09/27/il-caso-sallusti-e-quei-pericolosi-ignoranti-in-rete/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La scissione (e disintegrazione) di Tonino</title>
		<link>http://blog.ilgiornale.it/setti/2012/08/06/la-scissione-e-disintegrazione-di-tonino/</link>
		<comments>http://blog.ilgiornale.it/setti/2012/08/06/la-scissione-e-disintegrazione-di-tonino/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 06 Aug 2012 19:08:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolasetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Toc toc, c'è nessuno?]]></category>
		<category><![CDATA[Bersani]]></category>
		<category><![CDATA[Di Pietro]]></category>
		<category><![CDATA[Idv]]></category>
		<category><![CDATA[Legge elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[Napolitano]]></category>
		<category><![CDATA[Vendola]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.ilgiornale.it/setti/?p=112</guid>
		<description><![CDATA[E così ora c’è Antonio Di Pietro il carnefice di Tangentopoli che dà ragione alla sua principale vittima, Bettino Craxi.  E c’è il leader dell’Italia dei valori, sempre Di Pietro, che si domanda perché sulle parole del segretario socialista all’epoca non si indagò, dimenticando che il pm all’epoca era ancora lui, Di Pietro. Chiamatela la scissione di Tonino. Obiettivo, neanche a dirlo, il capo dello Stato Giorgio Napolitano, che è il suo bersaglio prediletto da quando Beppe Grillo doppia le percentuali dell’Idv, e da quando Tonino ha deciso di combatterlo sullo stesso terreno, addirittura rivendicando un «ius primae noctis» sulle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E così ora c’è Antonio Di Pietro il carnefice di Tangentopoli che dà ragione alla sua principale vittima, Bettino Craxi.  E c’è il leader dell’Italia dei valori, sempre Di Pietro, che si domanda perché sulle parole del segretario socialista all’epoca non si indagò, dimenticando che il pm all’epoca era ancora lui, Di Pietro. Chiamatela la scissione di Tonino. Obiettivo, neanche a dirlo, il capo dello Stato Giorgio Napolitano, che è il suo bersaglio prediletto da quando Beppe Grillo doppia le percentuali dell’Idv, e da quando Tonino ha deciso di combatterlo sullo stesso terreno, addirittura rivendicando un «ius primae noctis» sulle battaglie a Cinque Stelle.  Dice Di Pietro, intervistato da <em>Oggi</em>, che «esistono due Giorgio Napolitano: quello che ci racconta oggi la pubblicistica ufficiale, il limpido garante della Costituzione, e quello che raccontò l’imputato Bettino Craxi in un interrogatorio formale, reso nel 1993, durante una pubblica udienza del processo Enimont», descrivendo «Napolitano, esponente di spicco del Pci nonché presidente della Camera, come uomo che coltivava i rapporti con Mosca». E quindi, delle due l’una: «O quei fatti raccontati non avevano rilevanza penale oppure non vedo perché si sia usato il sistema dei due pesi e delle due misure». Il fatto è che, nel caso,  lo stesso Tonino che ora riabilita Craxi, è lo stesso che non indagò su Re Giorgio..</p>
<p>La ragione di tanto astio contro Napolitano non è difficile da trovare. Tonino lo scisso addebita a Napolitano un ruolo da «regista» rispetto alla legge elettorale che si sta profilando e che penalizzerebbe l’Idv con lo sbarramento,il premio di maggioranza e il ridimensionamento dei collegi.</p>
<p>Non pago della scissione dal se stesso pm e politico, Tonino in questi giorni s’è scisso pure dalla realtà, dichiarando che la sua Idv , scaricata sia da Vendola sia da Bersani e in picchiata libera nei sondaggi, non è isolata, «anzi, siamo la maggioranza». E adesso Tonino rischia pure la scissione del suo partito, visto che metà dei suoi si sta francamente (e pubblicamente) fracassando i cabbasisi, per dirla con Montalbano. Non resta che sperare. Che di scissione in scissione, Tonino si disintegri. A costo di tifare l’inciucio sulla legge elettorale. E Vendola, Bersani, i frondisti dell’Idv e pure Grillo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.ilgiornale.it/setti/2012/08/06/la-scissione-e-disintegrazione-di-tonino/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La mosca al tavolo della Fornero</title>
		<link>http://blog.ilgiornale.it/setti/2012/07/25/la-mosca-al-tavolo-della-fornero/</link>
		<comments>http://blog.ilgiornale.it/setti/2012/07/25/la-mosca-al-tavolo-della-fornero/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Jul 2012 17:28:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolasetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[A lezione dai Prof]]></category>
		<category><![CDATA[esidati]]></category>
		<category><![CDATA[Fornero]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[Regioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.ilgiornale.it/setti/?p=107</guid>
		<description><![CDATA[Fenomenologia di un ministro, di mestiere professore ordinario, al secolo Elsa Fornero. Spiazzante come solo certe donne, il pianto nella sua prima uscita pubblica docet. Concentrata come ruga da corrucciamento sulla fronte dimostra. E poi charmante come da sciarpina sul tailleur, ma all’occasione persino rude, nel tono tranchant di certe sue affermazioni, indimenticabile la battuta da fumoso panno verde del poker sulla «paccata di soldi che abbiamo messo sul tavolo». Chi è stato al suo, di tavolo, come una ventina di malcapitati assessori regionali, ha potuto assistere a un concentrato dei suoi poliedrici tic , roba che David Cronenberg potrebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fenomenologia di un ministro, di mestiere professore ordinario, al secolo Elsa Fornero. Spiazzante come solo certe donne, il pianto nella sua prima uscita pubblica docet. Concentrata come ruga da corrucciamento sulla fronte dimostra. E poi charmante come da sciarpina sul tailleur, ma all’occasione persino rude, nel tono tranchant di certe sue affermazioni, indimenticabile la battuta da fumoso panno verde del poker sulla «paccata di soldi che abbiamo messo sul tavolo». Chi è stato al suo, di tavolo, come una ventina di malcapitati assessori regionali, ha potuto assistere a un concentrato dei suoi poliedrici tic , roba che David Cronenberg potrebbe girarci un capolavoro, altro che La Mosca.<br />
Dicono di lei, tanto per cominciare, che parli in terza persona. Per prender le distanze lei per prima da quel che sta dicendo, avvisano i detrattori; per rimarcare il suo ruolo di terzietà e riverenza rispetto allo Stato che sa di rappresentare solo momentaneamente, annotano invece gli amici. Fatto sta che se arriva in ritardo, Fornero si scusa spiegando che «il ministro ha un’agenda stretta e controllata». Chi poi ha avuto la ventura di interromperla, l’ha vista ascoltare silente e un po’ arcigna, e poi l’ha sentita rispondere così: «Voglio solo evidenziare che lei ha interrotto il ministro». Per poi proseguire risoluta e dire, magari, che «il ministro risposte non ne ha», perché il politichese non lo parla e le bugie non le sa dire, a costo di attirarsi le sollevazioni popolari che infatti con malcelata irritazione sopporta.<br />
Pane al pane, Elsa. Che, tanto per annotare uno dei punti deboli, è capace di minacciare la rottura delle trattative su un punto non proprio dirimente come l’aria condizionata, all’urlo di: «Spegnetela o me ne vado», per poi concedere ai  boccheggianti convocati, bontà sua: «Togliete pure le giacche». Pignola, anche. Irriducibile nel vietare l’articolo femminile davanti al suo cognome, tignosa come quando rimproverò gli assessori per non aver negli anni tenuto il conto uno per uno degli esodati, possibilmente «riepilogandoli in un registro» la cui assenza lei, il ministro, trovava «molto strana». Così decisionista da risultare antidemocratica, come quando a chi le contestava di aver cambiato il sistema pensionistico in corsa, creando appunto il problemino  esodati, rispose che «era legittimo per il governo cambiare le regole», avvertendo che mai fidarsi della «presunzione di invarianza normativa». Di ferreo aplomb finché un’osservazione che considera fuori luogo le fa perdere le staffe, è insieme la sciura che cucinò il risotto milanese a Monti e la manager che ai sindacati che la ostacolano riserva bacchettate sulle mani. Però con la spada dello Jedi di Star Wars, come nell’imitazione.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.ilgiornale.it/setti/2012/07/25/la-mosca-al-tavolo-della-fornero/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La Grande Colazione</title>
		<link>http://blog.ilgiornale.it/setti/2012/07/10/la-grande-colazione/</link>
		<comments>http://blog.ilgiornale.it/setti/2012/07/10/la-grande-colazione/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 10 Jul 2012 16:39:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolasetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Toc toc, c'è nessuno?]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.ilgiornale.it/setti/?p=104</guid>
		<description><![CDATA[Il fatto è che non hanno scelta. Abbacchiati dai sondaggi, lividi e sprofondati per loro stessa mano, come gliela canterebbe Ivano Fossati, pressati dal Colle a fare la benedetta legge elettorale persino a maggioranza, purché si faccia, ai partiti della “strana maggioranza” altro non resta che incatenarsi l’uno all’altro, per schivare il dirupo tutti assieme oppure finirci dentro ognuno per sé. La situazione è questa. Il Pdl sa che al prossimo giro sarà durissima risalire la china fino a Palazzo Chigi: al netto di ogni dibattito sul partito pesante o spacchettato, bisognerà pur sempre fare i conti con la regola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il fatto è che non hanno scelta. Abbacchiati dai sondaggi, lividi e sprofondati per loro stessa mano, come gliela canterebbe Ivano Fossati, pressati dal Colle a fare la benedetta legge elettorale persino a maggioranza, purché si faccia, ai partiti della “strana maggioranza” altro non resta che incatenarsi l’uno all’altro, per schivare il dirupo tutti assieme oppure finirci dentro ognuno per sé.</p>
<p>La situazione è questa. Il Pdl sa che al prossimo giro sarà durissima risalire la china fino a Palazzo Chigi: al netto di ogni dibattito sul partito pesante o spacchettato, bisognerà pur sempre fare i conti con la regola dell’alternanza, che qui suona un po’ come la Legge di Murphy: “Se qualcosa può andar male, lo farà”. Per la stessa legge, il Pd le elezioni rischia di vincerle. E però al prezzo di dover governare con <strong>Di Pietro</strong> e <strong>Vendola</strong>, o con <strong>Vendola</strong> e <strong>Casini</strong>, in ogni caso in un ingovernabile <em>déjà vu</em><em>. </em>L’Udc, eterno ago della bilancia, sa che per agguantare una poltrona dopo fin troppi anni di carestia, può solo contare sugli altri. Lo stesso dicasi per il Fli, con l’aggravante che il partito di <strong>Fini</strong> veleggia sulle corna di un misero 2%.</p>
<p>Non resta che salire in cordata legandosi a doppia mandata (e a doppio mandato). Come in montagna quando piove, tira vento, il rifugio è lontano e sei rimasto quasi senza provviste. Mangiare poco per mangiare tutti. Chiamatela Grande Colazione.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.ilgiornale.it/setti/2012/07/10/la-grande-colazione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Qui redazione politica: aiuto, non c&#8217;è ordine nel caos!</title>
		<link>http://blog.ilgiornale.it/setti/2012/06/27/qui-redazione-politica-aiuto-non-ce-ordine-nel-caos/</link>
		<comments>http://blog.ilgiornale.it/setti/2012/06/27/qui-redazione-politica-aiuto-non-ce-ordine-nel-caos/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 27 Jun 2012 20:32:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolasetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Toc toc, c'è nessuno?]]></category>
		<category><![CDATA[Alfano]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Bersani]]></category>
		<category><![CDATA[casini]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>
		<category><![CDATA[Di Pietro]]></category>
		<category><![CDATA[Ezio Mauro]]></category>
		<category><![CDATA[Fornero]]></category>
		<category><![CDATA[il Foglio]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Lega]]></category>
		<category><![CDATA[Merkel]]></category>
		<category><![CDATA[Monti]]></category>
		<category><![CDATA[Pd]]></category>
		<category><![CDATA[Pdl]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Udc]]></category>
		<category><![CDATA[Vendola]]></category>
		<category><![CDATA[WSJ]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.ilgiornale.it/setti/?p=101</guid>
		<description><![CDATA[Giornata in redazione. Interno giorno, lettura dei giornali. Il Corriere della Sera, retroscena di Pdl, il sunto è che Berlusconi è montiano (c’è scritto più volte, del resto, non si può sbagliare).  Ah, ecco, allora non è vero che Silvio cerca il voto anticipato. E invece. Il Foglio, spiegone sul Pdl: il Cav fa il moderato ma mica è vero, si prepara al voto. Boh, magari su Repubblica. Lì c’è Nicola Cosentino che parla. Attacca Angelino Alfano, dice che imparasse a farsi eleggere, invece di perdere pure in Sicilia, casa sua. Ma Repubblica contro Nick l’Americano non aveva fatto una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giornata in redazione. Interno giorno, lettura dei giornali. Il Corriere della Sera, retroscena di Pdl, il sunto è che <strong>Berlusconi</strong> è montiano (c’è scritto più volte, del resto, non si può sbagliare).  Ah, ecco, allora non è vero che Silvio cerca il voto anticipato. E invece. Il Foglio, spiegone sul Pdl: il Cav fa il moderato ma mica è vero, si prepara al voto. Boh, magari su Repubblica. Lì c’è <strong>Nicola Cosentino</strong> che parla. Attacca <strong>Angelino Alfano</strong>, dice che imparasse a farsi eleggere, invece di perdere pure in Sicilia, casa sua. Ma Repubblica contro Nick l’Americano non aveva fatto una campagna che lévati, appoggiando senza se e senza ma il suo arresto e indignandosi perché l’Aula invece gli ha negato le manette? Perché ora <strong>Ezio Mauro</strong> lo considera degno di dire la sua?</p>
<p>Mah. Leggiamo le agenzie, che è meglio. C’è la <strong>Fornero</strong>. Al <em>WSJ</em> aveva detto che il lavoro non è un diritto, ma va guadagnato, anche coi sacrifici. Levata di scudi, la sinistra la demolisce, la Lega chiede se il ministro abbia giurato sulla Costituzione o su Topolino. Lei  dice che non hanno capito. Lettura del WSJ, the original: “<em>Work isn&#8217;t a right; it has to be earned, including through sacrifice”. </em>Uguale, hanno ragione loro. Ma lei insiste. Nota del ministero: Elsa non voleva mettere in discussione il diritto al lavoro, ma suggeriva di «ragionare della tutela del lavoratore e non del singolo posto di lavoro».  Capito? Io no. Pongo il quesito su Facebook. Dieci risposte, tutte diverse e tutte con un “credo” finale. Mi rassegno.</p>
<p>Vediamo un po’ che dice <strong>Pier Luigi Bersani</strong>, oggi. E’ a Montecitorio, gli chiedono i cronisti se è vero che tra <strong>Merkel</strong> e <strong>Monti</strong> sta finendo 1-0. E il leader del Pd risponde minaccioso:  «Con la Germania andremo ai supplementari». Ma non era lui che, con Berlusconi al governo, diceva che la Merkel aveva ragione sul rigore? Vabbè, si vede che i tempi sono cambiati, infatti siamo al secondo tempo, quello di Monti. Nel quale vale tutto, pare, pure che <strong>Pier Ferdinando Casini</strong> dica che <strong>Antonio Di Pietro</strong> resta il diavolo, ma <strong>Nichi Vendola</strong> si è quasi tramutato in acqua santa. Ma non era, il leader Udc, votato alla coerenza costi quel che costi anche se costa voti e cadreghe?</p>
<p>In ogni caos c&#8217;è un cosmo, in ogni disordine un ordine segreto, diceva Carl Gustav Jung. Speriamo che lo abbiano almeno letto.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.ilgiornale.it/setti/2012/06/27/qui-redazione-politica-aiuto-non-ce-ordine-nel-caos/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I partiti e la danza del rinnovamento (finita in poltrona)</title>
		<link>http://blog.ilgiornale.it/setti/2012/06/08/i-partiti-e-la-danza-del-rinnovamento-finita-in-poltrona/</link>
		<comments>http://blog.ilgiornale.it/setti/2012/06/08/i-partiti-e-la-danza-del-rinnovamento-finita-in-poltrona/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 08 Jun 2012 09:15:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolasetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anche no]]></category>
		<category><![CDATA[Alemanno]]></category>
		<category><![CDATA[Authority]]></category>
		<category><![CDATA[Bersani]]></category>
		<category><![CDATA[Lega]]></category>
		<category><![CDATA[Maroni]]></category>
		<category><![CDATA[Nomine]]></category>
		<category><![CDATA[Pd]]></category>
		<category><![CDATA[Pdl]]></category>
		<category><![CDATA[poltrone]]></category>
		<category><![CDATA[Primarie]]></category>
		<category><![CDATA[Santanchè]]></category>
		<category><![CDATA[Schifani]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.ilgiornale.it/setti/?p=99</guid>
		<description><![CDATA[C’è fermento. I partiti bastonati alle ultime amministrative si sono messi in movimento, anzi in viaggio. Verso dove non sanno, ma in tanto agitarsi vogliono far intravvedere altri sogni, nuovi orizzonti, vedete, non siamo fermi, non è vero che l’unico che scrolla lo scrollabile è Beppe Grillo, via la polvere e basta con i grigi, al Pd serve il rosso, al Pdl l’azzurro, alla Lega il verde. E così c’è Pierluigi Bersani che dopo aver detto che di primarie non se ne parla invece ne parla, eccome, e ai dubbiosi dice sì vabbè, avrete anche ragione, ma dovete capire che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’è fermento. I partiti bastonati alle ultime amministrative si sono messi in movimento, anzi in viaggio. Verso dove non sanno, ma in tanto agitarsi vogliono far intravvedere altri sogni, nuovi orizzonti, vedete, non siamo fermi, non è vero che l’unico che scrolla lo scrollabile è Beppe Grillo, via la polvere e basta con i grigi, al Pd serve il rosso, al Pdl l’azzurro, alla Lega il verde. E così c’è Pierluigi Bersani che dopo aver detto che di primarie non se ne parla invece ne parla, eccome, e ai dubbiosi dice sì vabbè, avrete anche ragione, ma dovete capire che qui ci massacrano, l’unico partito che ha vinto, vabbè, “non perso” le elezioni siamo noi, e quindi ora noi siamo il bersaglio, la Casta da abbattere, e quindi basta traccheggiare (termine terrificante che però a Bersani piace da morire), apriamo le porte, abbattiamo i muri, un colosseo di partecipazione ci vuole, altro che correnti, folate di vento, uragani ci vogliono. E di là c’è il Pdl che pur di mostrarsi vivo si mostra persino litigioso, non era mai successo in vita loro che ammettessero altro che non fosse “una normale dialettica interna”, e invece adesso si scannano in pubblico, tutti nell’arena a darsele di santa ragione, la Santanchè che strappa, Alfano che tenta blitz, Schifani che è ancora vivo e lotta insieme a noi e contro di loro, Alemanno che non perde l’occasione per punzecchiare, Matteoli per rilanciare, Stracquadanio per sparigliare, La Russa per consigliare. E su su fin sopra al Po, Maroni fa il Catalano e sogna una scorpacciata bavarese di consensi al Nord per poi trattare con Roma, basta destra e basta sinistra e avanti tutta con le nostre battaglie, la Padania macroregione, viva il federalismo e abbasso l’Imu e via così pur di muoversi-muoversi-muoversi, in una danza forsennata per uscire dalle secche. Poi vanno in Aula a votare le nomine delle Authority e la danza finisce in poltrona.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.ilgiornale.it/setti/2012/06/08/i-partiti-e-la-danza-del-rinnovamento-finita-in-poltrona/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Se l&#8217;Italia fa più paura del terremoto</title>
		<link>http://blog.ilgiornale.it/setti/2012/05/29/se-litalia-fa-piu-paura-del-terremoto/</link>
		<comments>http://blog.ilgiornale.it/setti/2012/05/29/se-litalia-fa-piu-paura-del-terremoto/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 29 May 2012 19:16:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolasetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anche no]]></category>
		<category><![CDATA[san felice]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.ilgiornale.it/setti/?p=96</guid>
		<description><![CDATA[Bader viaggiava sul treno con me qualche giorno fa. Ha 24 anni e viene da Safi, in Marocco. Ride: in italiano, Safi significa “basta”. Dice quello che dicono tutti quelli che ci guardano da laggiù: “Noi giovani pensiamo che in Italia si può venire a fare un po’ di soldi, e poi magari tornare  a casa”. Sorride: “Il fatto è che non è vero”. Gli dico che loro, per noi, sono un problema. Perché lavoro ce n’è sempre meno per tutti, qui, e loro hanno l’aggravante che si fanno pagare meno. Bader sorride ancora: “Lo so, è così anche da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bader viaggiava sul treno con me qualche giorno fa. Ha 24 anni e viene da Safi, in Marocco. Ride: in italiano, Safi significa “basta”. Dice quello che dicono tutti quelli che ci guardano da laggiù: “Noi giovani pensiamo che in Italia si può venire a fare un po’ di soldi, e poi magari tornare  a casa”. Sorride: “Il fatto è che non è vero”. Gli dico che loro, per noi, sono un problema. Perché lavoro ce n’è sempre meno per tutti, qui, e loro hanno l’aggravante che si fanno pagare meno. Bader sorride ancora: “Lo so, è così anche da noi: arrivano dal Sud Africa e ci rubano il posto”.  Lui ha scelto Genova e di lavorare in porto, “così vedo il mare tutto il giorno, come a casa”. Vive in via Pré, che non ha bisogno di presentazioni. Chiedo se non ha paura, e perché mai sorride tanto. Si stupisce: “La paura io la sto cercando, ma non la trovo. Perché se hai coraggio, la paura scompare”.</p>
<p>Chissà se ieri l’ha vista, guardando l’Italia che crollava in diretta al telegiornale. A San Felice, fra gli altri, sono morti Mohamad Azaar, 46 anni e due figli, marocchino, e Kumar Pawan, indiano del Pujab, 31 anni, padre di due bambini, di 2 anni e di 8 mesi. Li avevano richiamati al lavoro, perché a tutte le fabbriche della zona era stata data l’agibilità. Kumar, ha raccontato Singh Jetrindra, rappresentante della comunità Punjab di San Felice, “aveva paura, ma era stato chiamato dal proprietario perché la ditta doveva andare avanti. E lui è dovuto andare a lavorare perché non poteva perdere il posto”. Come tutti i marocchini, e anche come tutti gli italiani. Non fa paura un Paese così?  Ieri in Rete si sono moltiplicati gli appelli: annullate la parata del 2 giugno, dicevano, e annullate la visita del papa a Milano. Come se, proprio in questo momento, si potesse evitare di ritrovare da qualche parte uno spunto, un momento per ricordarsi che siamo una Repubblica, e cioè che abbiamo una storia e istituzioni e responsabilità da onorare. E come se non fosse utile, invece, ospitare il mondo a pregare, proprio ora e proprio a Milano, in questo Nord colpito dalle scosse e dall’incuria delle persone e dello Stato, con un bilancio provvisorio che sa di strage: 17 morti, 10 dispersi, 200 feriti, 8mila sfollati. Non fa paura un paese così? Non fa più paura ancora del terremoto, un paese così?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.ilgiornale.it/setti/2012/05/29/se-litalia-fa-piu-paura-del-terremoto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La bomba di Brindisi. E su Rai Uno c&#8217;è la partita.</title>
		<link>http://blog.ilgiornale.it/setti/2012/05/20/la-bomba-di-brindisi-e-su-rai-uno-ce-la-partita/</link>
		<comments>http://blog.ilgiornale.it/setti/2012/05/20/la-bomba-di-brindisi-e-su-rai-uno-ce-la-partita/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 20 May 2012 11:03:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolasetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anche no]]></category>
		<category><![CDATA[Bayern Monaco]]></category>
		<category><![CDATA[bomba]]></category>
		<category><![CDATA[Brindisi]]></category>
		<category><![CDATA[Champions League]]></category>
		<category><![CDATA[Chelsea]]></category>
		<category><![CDATA[Falcone]]></category>
		<category><![CDATA[Melissa Bassi]]></category>
		<category><![CDATA[Morvillo]]></category>
		<category><![CDATA[Rai Uno]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.ilgiornale.it/setti/?p=94</guid>
		<description><![CDATA[Nel giorno della bomba che ha ucciso Melissa Bassi, 16 anni, alla scuola di Brindisi intitolata a Francesca Laura Morvillo Falcone, sono arrivata a casa dal Giornale che erano le 22. Ho acceso la tv, Rai Uno. Sull’ammiraglia pubblica dell’informazione ero certa, stracerta di trovare un approfondimento giornalistico su quell’episodio che ha sconvolto l’Italia intera, scesa immediatamente in piazza per indignarsi e allarmarsi e reagire. E invece no. Invece, su Rai Uno c’era la partita. Champions League: il Chelsea batte ai rigori il Bayern Monaco. Alla fine, mi segnala un collega, la cronista fuori dallo stadio dice che “c’è solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel giorno della bomba che ha ucciso <strong>Melissa Bassi</strong>, 16 anni, alla scuola di Brindisi intitolata a <strong>Francesca Laura Morvillo Falcone</strong>, sono arrivata a casa dal Giornale che erano le 22. Ho acceso la tv, Rai Uno. Sull’ammiraglia pubblica dell’informazione ero certa, stracerta di trovare un approfondimento giornalistico su quell’episodio che ha sconvolto l’Italia intera, scesa immediatamente in piazza per indignarsi e allarmarsi e reagire. E invece no. Invece, su Rai Uno c’era la partita. Champions League: il<strong> </strong>Chelsea batte ai rigori il Bayern Monaco. Alla fine, mi segnala un collega, la cronista fuori dallo stadio dice che “c’è solo dolore, tristezza, pianto, orrore”. Non parla di Brindisi, naturalmente, ma dei tifosi del Bayern.</p>
<p>Ho avuto un conato di rabbia. Mi dicono che sbaglio. Perché i diritti televisivi ormai erano stati pagati, e perché ci sarà tempo per attivare il circo mediatico. Ma io non credo di sbagliare. Io credo che non ci sia tempo. Il giorno stesso in cui accade una cosa di tanta gravità, è necessario, obbligatorio, doveroso riunirsi e ragionare. Non per scavare nel dolore, ma per volgere tutti lo sguardo nella stessa direzione. Su Rai Uno avrebbero dovuto esserci non i professionisti della morbosità, ma osservatori illuminati che insieme agli italiani ragionassero sulle cause e sulle conseguenze, analizzassero dove siamo e dove andiamo, i dubbi, i rischi, lo sforzo collettivo di porsi domande e cercare risposte. Un’attenzione per rispetto ai morti. E un’attenzione per dire che adesso bisogna fermarsi e guardare tutti lì, nello stesso punto. Un’attenzione per ricordarci quali sono le priorità, qual è la scala dei valori. Perché in tempi di politica debole, difficoltà economiche e tensione sociale, la deriva violenta attecchisce facilmente. Ancora di più se siamo distratti. Ancora di più se legittimiamo chi svuota di significato parole come &#8220;dramma&#8221; e &#8220;orrore&#8221;, usandole per descrivere lo stato d’animo di chi non ha perso la vita, ma una partita.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.ilgiornale.it/setti/2012/05/20/la-bomba-di-brindisi-e-su-rai-uno-ce-la-partita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>53</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ma i soldi pubblici di Lusi sono diversi dai soldi pubblici di Bossi?</title>
		<link>http://blog.ilgiornale.it/setti/2012/05/17/ma-i-soldi-pubblici-di-lusi-sono-diversi-dai-soldi-pubblici-di-bossi/</link>
		<comments>http://blog.ilgiornale.it/setti/2012/05/17/ma-i-soldi-pubblici-di-lusi-sono-diversi-dai-soldi-pubblici-di-bossi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 May 2012 17:03:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolasetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Toc toc, c'è nessuno?]]></category>
		<category><![CDATA[Belsito]]></category>
		<category><![CDATA[Bossi]]></category>
		<category><![CDATA[Lega Nord]]></category>
		<category><![CDATA[Lusi]]></category>
		<category><![CDATA[Margherita]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.ilgiornale.it/setti/?p=92</guid>
		<description><![CDATA[A proposito di Luigi Lusi l’ex tesoriere della Margherita e di Umberto Bossi l’ex segretario della Lega Nord. Ho una domanda. Osservatori più autorevoli di me se la sono già posta, ma poiché risposte non ne sono arrivate consentitemi di accodarmi, repetita iuvant.  La Margherita è un partito che non esiste più dal 2007, eppure ha continuato a ricevere finanziamenti pubblici per cinque anni, soldi che il tesoriere ha continuato a usare, per sé o, come sostiene, per fare da bancomat ad altri esponenti del fu partito lo diranno i magistrati. La Lega Nord, partito acciaccato che però esiste ancora, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito di <strong>Luigi Lusi</strong> l’ex tesoriere della Margherita e di <strong>Umberto Bossi</strong> l’ex segretario della Lega Nord. Ho una domanda. Osservatori più autorevoli di me se la sono già posta, ma poiché risposte non ne sono arrivate consentitemi di accodarmi, repetita iuvant.  La Margherita è un partito che non esiste più dal 2007, eppure ha continuato a ricevere finanziamenti pubblici per cinque anni, soldi che il tesoriere ha continuato a usare, per sé o, come sostiene, per fare da bancomat ad altri esponenti del fu partito lo diranno i magistrati. La Lega Nord, partito acciaccato che però esiste ancora, viene accusata nelle persone dell’ex tesoriere <strong>Francesco Belsito</strong> e del Senatùr di aver usato i finanziamenti pubblici per le spese private della Family. Ma, ecco la domanda: perché su Lusi si indaga per appropriazione indebita e invece su Bossi per truffa ai danni dello Stato?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.ilgiornale.it/setti/2012/05/17/ma-i-soldi-pubblici-di-lusi-sono-diversi-dai-soldi-pubblici-di-bossi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>8</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il pacco del Prof che chiede aiuto al pubblico pagante</title>
		<link>http://blog.ilgiornale.it/setti/2012/05/03/il-pacco-del-prof-che-chiede-aiuto-al-pubblico-pagante/</link>
		<comments>http://blog.ilgiornale.it/setti/2012/05/03/il-pacco-del-prof-che-chiede-aiuto-al-pubblico-pagante/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 May 2012 14:07:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolasetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anche no]]></category>
		<category><![CDATA[consensi]]></category>
		<category><![CDATA[Elsa Fornero]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Bondi]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Monti]]></category>
		<category><![CDATA[ministeri]]></category>
		<category><![CDATA[Monti]]></category>
		<category><![CDATA[pensioni]]></category>
		<category><![CDATA[pubblica amministrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[sondaggi]]></category>
		<category><![CDATA[spending review]]></category>
		<category><![CDATA[spese]]></category>
		<category><![CDATA[tagli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.ilgiornale.it/setti/?p=89</guid>
		<description><![CDATA[Per riformare le pensioni hanno speso giusto una lacrimuccia di Elsa Fornero. Quando i sindacati hanno alzato la cresta sulla riforma del lavoro, hanno detto chiaro che la concertazione non è finita, semplicemente non esiste. Adesso che devono tagliare le spese dei ministeri, i tecnici si affidano a un altro tecnico, Enrico Bondi, come se la questione fosse più complessa delle due precedenti, e come a voler lasciare a un soggetto terzo il cerino degli assalti da parte degli scontenti. Di più: chiedono l’aiuto da casa, domandando ai cittadini dove secondo loro si debba tagliare. Lo avesse fatto un politico, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per riformare le pensioni hanno speso giusto una lacrimuccia di <strong>Elsa Fornero</strong>. Quando i sindacati hanno alzato la cresta sulla riforma del lavoro, hanno detto chiaro che la concertazione non è finita, semplicemente non esiste. Adesso che devono tagliare le spese dei ministeri, i tecnici si affidano a un altro tecnico, <strong>Enrico Bondi</strong>, come se la questione fosse più complessa delle due precedenti, e come a voler lasciare a un soggetto terzo il cerino degli assalti da parte degli scontenti. Di più: chiedono l’aiuto da casa, domandando ai cittadini dove secondo loro si debba tagliare. Lo avesse fatto un politico, chessò, uno come <strong>Silvio Berlusconi</strong>, lo avrebbero accusato di demagogia, populismo e degrado delle istituzioni.</p>
<p>Il fatto è che loro, i tecnici, erano stati messi al governo perché non si curassero dei partiti, dei sindacati né del consenso dell’opinione pubblica, ma per guardarli e passare oltre, possibilmente alle vie di fatto. <strong>Mario Monti</strong> era stato chiamato apposta: i partiti hanno un consenso elettorale da mantenere, ma lui no, lui avrebbe potuto far ingoiare lo sciroppo amaro al Paese e poi lasciare che la politica tornasse a governare in una situazione se non rosea, almeno non buia come il fondo di un burrone. E invece no. Invece, dicono che il Prof guardi con sempre maggiore attenzione e crescente preoccupazione ai sondaggi che lo danno in calo, dopo l’aumento della pressione fiscale senza che il Paese avverta il benché minimo segnale di crescita a premiarne gli sforzi. Dicono sia preoccupato, il premier, non per sé, ma per alcuni componenti della sua squadra, uno su tutti quel <strong>Corrado Passera</strong> che “secondo lei ha mollato una banca per poi restare a piedi?”.</p>
<p>Solo che non funziona. E’ una presa in giro. Prima di tutto di quei cittadini che già si sono presi la briga di sprecare almeno un neurone per consigliare il governo sul da farsi e sul da tagliarsi. Credete che li ascolteranno? Io credo di no, e anzi lo spero. Ve li vedete voi migliaia di furiosi lavoratori e disoccupati che dicono ognuno la loro sulle spese della pubblica amministrazione? Il passaggio di Attila sarebbe meno indolore, con meno danni. E quindi, a che serve interpellare il pubblico pagante? Pare di stare in campagna elettorale, quando si cerca la partecipazione e il coinvolgimento, promettendo anche l’impromettibile.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.ilgiornale.it/setti/2012/05/03/il-pacco-del-prof-che-chiede-aiuto-al-pubblico-pagante/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
