La nostra economia sta registrando dei chiari segnali di ripresa, alla luce dei numeri e delle dichiarazioni rilasciate dai vari soggetti economici e dagli organismi nazionali e internazionali.
Nel dettaglio si sono verificate inversioni di alcuni trend negativi di lungo corso quali il traffico autostradale, le registrazioni di veicoli sia a quattro che a due ruote, la domanda di prestiti da parte delle aziende e del retail.
Ovviamente tutto questo si è riverberato in un modesto aumento dell’occupazione, 100.000 unità, realizzato prima dell’introduzione del Jobs act che potrebbe essere, a tendere, il vero motore della crescita.
Ricordo inoltre che avrà un impatto sul Pil, la prossima creazione della Bad bank cioè di quell’istituto in cui far confluire le sofferenze delle banche consentendo loro, ripulendo i bilanci, di fornire nuovo credito all’economia.
L’Expo e il recente lancio del giubileo straordinario daranno sicuramente un ulteriore contributo positivo al Pil, che le istituzioni europee vedono in rialzo dello 0.6% per il 2015.
Pur non essendo un fine economista, ritengo che questa stima sia conservativa in quanto non sono stati fattorizzati in essa tutti gli effetti dei segnali positivi di cui sopra e gli ulteriori benefici derivanti dal QE, dai tassi bassi, dal calo del prezzo del petrolio e dall’ euro debole.
Il Jobs act è entrato in vigore il 1 marzo e sono già 76.000 le domande di aziende che hanno chiesto il beneficio della decontribuzione a fronte di future assunzioni. Chi sa quanti nuovi posti di lavoro saranno creati!
La fiducia dei consumatori è a 104, vicino al massimo di 106 raggiunto nel maggio 2014 quando il premier Renzi cominciò a mettere nella sua agenda di governo la ripresa del mercato del lavoro.
La business confidence invece è a 91.6, superiore al livello massimo degli ultimi tre anni pari a 90.6 registrato a luglio scorso.
Al momento, gli assenti sono i consumi che nel 2014 si sono stabilizzati ad un anemico +0.2%, dopo il crollo del 6.8% segnato nel biennio 2012 -2013.
Alla luce di quanto detto anche nei post precedenti, l’assenza di una ripresa dei consumi risulta ingiustificata.
Noi italiani, da sempre prudenti formichine, preferiamo continuare a risparmiare, come si evince anche dai dati di raccolta delle banche che vedono giacere questa massa monetaria nuova sui conti correnti.
È plausibile che, dopo tanti anni di crisi, la paura del futuro abbia attanagliato quasi tutti, ma di sicuro non si può continuare a vivere giocando sempre con il catenaccio in difesa, anche perché prima o poi il gol si prende, magari solo per sfinimento.
Se ognuno con moderazione fa il suo compito di soggetto economico attivo, uscendo dal letargo totale, avremo più Pil per tutti. Soprattutto per le nuove generazioni che, nonostante tutti sacrifici fatti dai nonni e dai padri, in assenza di prospettive non potranno vivere di rendita ancora per molto.
Questi dati che volta per volta evidenzio, non vogliono essere un banale e freddo elenco statistico, ma una viva dimostrazione che qualcosa si sta muovendo e che sarebbe un vero peccato per il nostro Paese non agganciare la ripresa, facendolo uscire dalle secche in cui è sprofondato.
In altre parole, essi forniscono un accorato invito alla speranza in un futuro non so se migliore, ma comunque in un futuro.

Non è una questione di simpatia politica verso questo o quel premier o partito a farmi parlare, ma bisogna capire che il treno europeo ha lasciato la stazione grazie alla mossa del capostazione Draghi, ma sarà comunque compito di ognuno di noi consentire al nostro Paese di assicurarsi un posto stabile, prima che qualche zelante capotreno nord tirolese dica che siamo in ritardo o che la velocità è troppo elevata per noi!

Tag: , , , , ,