Io capisco che la crisi aguzzi l’ingegno e faccia pure cadere qualche argine alle buone intenzioni. Capisco anche che la fotografia sia uno dei settori più in affanno di tutti, e che ciascuno cerchi spunti creativi per barcamenarsi a guadagnar qualcosa senza affondare. Però mi domando dove stiamo andando, e soprattutto perché. Vado a spiegare: mi segnalano un corso organizzato da un circolo fotoamatori e così intitolato: “Supermodelsharing più pranzo più fantastic show”, con (cito testualmente) fotomodelle, showgirl, ballerine, sexy-cameriere. Il tutto per 75 euro, solo per maggiorenni, con possibilità di pernottamento. E non voglio neanche immaginare il seguito.

Non ho volutamente indicato il nome o il link del circolo e degli organizzatori, che fargli pubblicità è l’ultima cosa che desidero. Mi consola sapere che al momento hanno soltanto pochissimi iscritti, in progress. Eppure più ci penso e più mi vien da scrivere che c’è da provar vergogna a essere parte della categoria, se esserlo vuol dire anche sporadicamente questa roba qui. La cosa triste è che questo genere di workshop fanno più numeri di quelli dove si parla della storia della fotografia o si spiegano i fondamentali del ritratto posato. Ne scrivo anche un po’ arrabbiata, non perché io sia bigotta e mi scandalizzi davanti a sederi e seni femminili, anzi, ma forse per raccontarlo a chi ancora crede che la fotografia sia arte, passione, sguardo, emozioni, e non uno spettacolo voyeurista frequentato da chi compra cassette e giornalini pornografici. Ne scrivo perché vorrei che la fotografia andasse da tutt’altra parte.

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