Fotografia e scrittura sono i due mezzi che più mi piace usare per arrivare agli altri, e non sono mai riuscita a distaccarmi dall’uno o dall’altro per esprimermi. Per questo mi ha colpito un libro che si intitola “Riflessi per le strade del mondo” (edizione Riflessi), con testi di Lucia Borri, storica dell’arte, e immagini del fotografo aretino Maurizio Pichi. Sembra un taccuino per appunti, dove i due autori, ciascuno col suo linguaggio, hanno annotato le sfumature delle cose, le sensazioni provate di fronte a un dettaglio, a una foglia, allo scorcio di un portico o di uno stagno. Le foto di Pichi sono emozionali, vibranti, vanno oltre la superficie osservata e sono accompagnate da divagazioni che seguono le stesse orme di un viaggio dentro sè compiuto scoprendo lo spazio circostante, piccolo microcosmo esteriore che diventa intimo. Il loro conversare fatto di annotazioni percorre strade visibili e invisibili del mondo, si pone dubbi, cerca risposte. La realtà oggettiva è così uno specchio che riflette l’io interiore, e viceversa dall’interno emerge un flusso continuo di pensieri freschi e immediati come uno scatto, come un’idea.

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