“I nostri occhi possono guardare tutto l’universo, ma non potranno mai davvero guardare il nostro volto direttamente. In questa incredibile condizione sta forse la nostra maledizione, ma anche la meravigliosa necessità di guardare davanti a noi e, oltre noi stessi, verso gli altri”.

Questo aforisma perfetto è di Giovanni Gastel, uno dei maggiori fotografi contemporanei italiani. Sta in un libro ormai introvabile dal titolo “Look Beyond”, ed. Skira, uscito due anni fa sponsorizzato dal brand Police (azienda ottica) e il cui ricavato delle vendite andò a sostegno dell’impegno internazionale di Medici Senza Frontiere.

Il bel volume si nascondeva nel mio archivio piuttosto fornito di libri di fotografia (non siate invidiosi), e mi è ricapitato tra le dita facendo ordine. La frase di Gastel mi ha colpita anche più dei ritratti che sfilano tra quelle pagine, uno più creativo e profondo dell’altro ai testimonial del progetto, per le riflessioni che stimola riguardo lo scopo principale dello sguardo. Guardare lontano, davanti a noi, allenarsi ad andare oltre superando i nostri stessi confini, pur vivendo in una società distratta e disincantata, dove la fantasia ha soltanto un ruolo marginale. Un declino, oggi più accentuato, che solo attraverso il pensiero e la bellezza potrà essere arrestato. Gastel parla da fotografo, il più talentuoso che abbiamo, e io in quelle parole mi ci riconosco.  E penso anche alla necessità, in questa epoca, di non restare a guardare.

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