robert-capa-dday-face-in-the-surfCavilli. Di questo si tratta. Quando chi si mette a ricamar sugli stessi, come tutti quelli che cavillano, parla senza essersi esposto in prima persona. Nel caso specifico mi riferisco alla ricerca di un anziano critico del New York Times, Allan Douglass Coleman, riguardante Robert Capa e che oggi viene ripresa da Le Figaro. Del fondatore di Magnum, Coleman dice che sia stato bugiardo. Pare, secondo lui, che sulla spiaggia di Omaha durante lo sbarco delle forze alleate al quale come è noto partecipò proprio il 6 giugno del 1944, egli non abbia prodotto più di cento scatti come affermò, ma soltanto gli undici che vennero poi pubblicati dalla rivista Life. Capa dichiarò che il resto del lavoro andò perduto a causa della disattenzione di un giovane tecnico che fece bruciare le pellicole mandate in redazione. La versione attuale del critico americano, autore di numerosi articoli sul tema, è invece quella che il fotoreporter più noto di tutti i tempi si sia inventato tutto per alimentare la sua stessa leggenda. Affidandosi all’analisi dei negativi esistenti, Coleman stima che sia impossibile che solo alcune delle pellicole siano andate distrutte lasciando una serie completamente intatta. Inoltre si rifà a una serie di testimonianze, per carità magari anche attendibili, secondo le quali Capa non avrebbe trascorso più di mezz’ora sulla spiaggia dello Sbarco (e non un’ora e mezza come da lui più volte detto). Sarebbe stato preso dal panico e sarebbe fuggito al sicuro.
Ora, stiamo parlando del fotoreporter conosciuto per le celebri fotografie della Guerra Civile spagnola, della Seconda Guerra mondiale, del conflitto in Indocina. Era un professionista temerario, l’ambizione per il suo lavoro e l’amore per la fotografia lo portarono ovunque, lo portarono a morire mentre seguiva le truppe francesi proprio in Indocina perché mise il piede su una mina e saltò per aria. Che sia stato a Omaha Beach mezz’ora o una settimana, non fa una grande differenza, secondo me. Lui c’è stato, era lì con le truppe, e ha realizzato gli undici scatti più emozionanti dell’epoca e di quei tragici giorni. Undici foto fuori fuoco, e forse proprio per questo indimenticabili, che per sempre rimanderanno le sensazioni e il terrore di quei momenti. A che cosa servirà mai ostinarsi a voler sfatare un mito che tanto vive di luce propria? Capa è una leggenda, avere avuto paura, se anche fosse attendibile la ricerca condotta, lo renderebbe soltanto più umano. Quindi, su cosa stiamo cavillando?

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