castelfiorentino (FI)-2013(2)Appartiene a quella generazione abituata a considerare la strada del fotografo matrimonialista come un indirizzo artigianale, un mestiere fatto di quell’andare a bottega e imparare, da chi ha più esperienza, come si fa un buon servizio agli sposi. Deve avere cominciato così anche lui, senza mai rinnegare i principi amatoriali del suo percorso, ed è certo per questo motivo che se ti rivolgi a Carlo Carletti chiamandolo “maestro” lui quasi si schermisce ripagandoti con quell’umiltà pulita e non affettata di cui pochi, in questo mondo della fotografia italiana, sono capaci. Eppure è un autore che collochiamo tra i nostri grandi, il più autorevole nel suo genere, perché ha saputo trasformarsi in narratore poetico di quelle cerimonie che è chiamato a immortalare in ogni parte d’Italia.

Una nuova mostra milanese (dopo quella allestita alla Galleria Still nel 2014 – “Scene da un matrimonio”, con lavori suoi e di Francesco Cito), ora restituisce il giusto merito alla sua arte, così come fece la casa editrice Marsilio che gli pubblicò un volume monografico nel 2013, già recensito ampiamente sulle pagine del Giornale. Ospitata allo Spazio Tadini fino all’8 aprile, a cura di Federicapaola Capecci, la personale raccoglie 29 immagini perfettamente allestite in sequenza lineare a indicarti la via da lui intrapresa molto tempo fa. Osservandole, pensi che Carlo Carletti scatti quasi più per se stesso che per raccontarti le vicende di due innamorati e del momento che li legherà per sempre. Bianchi e neri rigorosi, composizioni ricavate da quell’ipoteca verista mai banale del cinema di Rossellini o Visconti. Il giorno del “sì” visto da lui si carica di significati e segreti, di momenti colti apparentemente per caso nascosto dietro quinte visive che valorizzano i soggetti a fuoco, di giochi di specchi e di luci cercate molto prima nella sua mente. Nulla sembra affidato a quell’idea che l’attimo decisivo vada colto al volo, tutto in lui è previsto e pensato con estremo rigore formale inseguendo gesti e movenze degli invitati fino a intuire cosa stanno per fare.  Passeggiando tra i suoi scatti identifichi una firma netta, riconoscibile, in ognuno. Quella cifra stilistica non comune che gli ha consentito di vincere numerosi premi internazionali e che potresti comprendere anche se sotto all’immagine non ci fosse una didascalia. Sta lì, il vero valore di un fotografo. Come nella scrittura di un romanzo, di un articolo, sta nell’impronta che da lui diviene imprescindibile. E’ costituita da quella sua capacità di trasformarsi in autore, di fare consapevolmente ricerca anche con un genere, quello del wedding, ingiustamente considerato fratello minore dell’arte di scrivere con la luce.

CARLETTI UNOLa mostra di Carlo Carletti è affiancata dalla collettiva “Yes. Uno sguardo su nuovi autori e tendenze” che raduna i lavori realizzati da Maurizio Beucci, Lucia Dovere, Fabio Bortot, Alessandra Fuccillo, Mattia Colombi, Alessandro Della Savia, Domenico Lops, Luca Nicodemo Lucà, Mauro Parma, Nicasio Ciaccio, Max Allegritti. Un ulteriore approfondimento sulla fotografia di matrimonio approcciata con uno stile narrativo e documentale, utile per soffermarsi sulle varie modificazioni dei linguaggi espressivi delle nuove generazioni.

Fino all’8 aprile alla Casa Museo e associazione culturale Spazio Tadini, via Niccolò Jommelli 24. Orari d’apertura: da martedì a sabato dalle 15.30 alle 19, oppure su appuntamento. Informazioni al pubblico: tel. 02/26110481

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