Martedì 16 luglio 2013 – Nostra Signora del Carmelo – Jatrinoli di Taurianova

Era ieri pomeriggio…

Incredulo. Commosso. E felice. E tante altre cose, tutte insieme. Tutte intrecciate fra loro. Lasciata la 106 della morte, salgo verso San Luca e penso “E’ la prima volta. Speriamo bene” Come se si tratti già, nel mio pregiudizio cretino, nella mia mente viziata, di un paese “speciale”. Come se sia diretto ad un paese marchiato. Con tutti gli abitanti marchiati. E le case. Le cose. I pensieri marchiati. L’auto, guidata da Marco, cammina liscia su per una strada larga, ben asfaltata, appoggiata sul costone di un Aspromonte che sembra Grecia. O Spagna, come dice Michel, seduto sul sedile posteriore. Certo, i cartelli stradali sono feriti da colpi di fucile. E non solo.

Però, le dolcezze dell’aria mi certificano che si tratti del cuore dell’Aspromonte. Del mio Aspromonte. Arrivato alla scuola di San Luca, la mèta, ad accogliermi c’è Mimma Cacciatore. Molti la definiscono Preside Coraggio. Ora capisco il perché! E’ il giorno della recita degli alunni. E della Mostra! Nell’atrio spoglio, un’apparecchiata d’altri tempi. Le insegnanti hanno fatto classe di terracotta, disegno, danza, teatro… E, come nel resto del mondo, anche qui i bambini hanno prodotto il meglio. Dell’Arte. Già. Fra le tante ciotole e i coloratissimi centritavola, la “Trovata geniale”. Vecchi banchi di scuola, distrutti negli anni passati da Lucignoli lasciati da soli dallo Stato e dalla Comunità Solidale, trasformati in Opere d’Arte dai bambini di oggi! Grazia, Delicatezza, Timida Forza. I Sogni. Come di ogni altro bambino nel mondo. Tutti riportati su frammenti di banchi e sedie risuscitati. Mi guardo intorno. Le mamme e i papà. Si vede che hanno una venerazione per questa Preside incoronata da una folta chioma rossa “a fusillo”. Si vede che ne sono anche un pò intimoriti. Culturalmente parlando, dico. Lei è un torrente in piena. Accoglie, accompagna, mostra, fotografa. E denuncia. “Vieni con me!” E mi porta in un’ala della scuola distrutta. Abbandonata, ma che vuole ristrutturare. Le aule sembrano ferite. I banchi… Per essi, c’è una specie di enorme pozzo seminterrato nel quale sono accatastati disordinatamente come ossa umane in una fossa comune  “Io lo chiamo il cimitero dei banchi”, mi dice Mimma. “Da qui prendiamo i ripiani dei banchi e delle sedie che, poi, i ragazzi dipingono. Almeno servono a qualcosa!” Geniale!

Almeno servono a qualcosa. Me lo ripeto per tutta la permanenza e per il viaggio di ritorno. A gratificare il cuore, servono. A cancellare un pregiudizio schifoso che generalizza quando non dovrebbe. Intanto, mentre già confuso riguardo i banchi dipinti, si avvicina una nonna sessantenne “Questa è ginestra filata. La filiamo noi, come ai tempi antichi. Anche io ne ho filata. Ma, oggi, facciamo solo poche cose!” Per mantenere la tradizione, penso. Peccato: sarebbe un ottimo prodotto da presentare al mondo. Tappeti da tavolo, sacchetti, copriletto o canovacci in ginestra. Mi sembrerebbe di vederne i fiori gialli in giro per casa. Mi piacerebbe averne. Arrivano il Capitano, un giovane Sottotenente e il Maresciallo dei Carabinieri. La Preside li presenta al pubblico, che applaude. Convinto. Ed è “Mago di Oz” sulle tavole del palcoscenico. Ed è il trionfo dei giovani artisti che, pur timidi, toccano doppiamente l’anima. Perché siamo a San Luca, il paese della ndrangheta, come da decenni siamo abituati a sentire nei tg, a leggere sui quotidiani, a rubare dai pettegolezzi di piazza. Ma che diavolo di sfortuna, dico fra me e me, per questi giovanissimi artisti: dovranno lottare contro il pregiudizio per tutta la vita. Dovranno convincere il Pianeta che la loro Arte è vera arte, a prescindere dal certificato di nascita. Chissà quante volte, ai varchi degli aeroporti, malediranno il loro paese. Ma qui, su questo materno palcoscenico, sono sereni. Recitano, interpretano, sorridono, si suggeriscono le battute. Giocano. E noi con loro. E’ buffo vedere l’Arma che si alza in piedi assieme a tutto il pubblico per “fare la magia delle scimmie volanti”. E’ il gioco delle parti: fuori, forte e coraggiosa in missione in una terra difficile; qui, disponibile verso la genuina, candida innocenza dei bambini. Ecco, rimugino in un altro angolo della mente: a loro il compito di difendere la libertà, la legalità, la serenità di un popolo che, mi pare, si stia proprio stancando dei “marchi infamanti”. La recita finisce. I diplomini consegnati ai bambini saranno incorniciati nelle case e appesi a fianco alle foto di Padre Pio e dei Morti di Famiglia. Ma sono un seme! Riparto da San Luca portando dentro di me una forte certezza: Tutti serviamo a qualcosa! Tutto serve a qualcosa!

Le parole della Preside Coraggio diventano un tormentone. (Ma la Preside Coraggio, in realtà, contro Chi lotta? Contro il pregiudizio? Contro la ndrangheta? Contro l’assenza decennale dello Stato nel Meridione? Contro la malapolitica?… Contro una treccia di infamia, sicuramente!)

… Fra me e me…

 

(Il Video mostra La Preside Coraggio nella sua veste di Soprano)

 

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YouTube DirektMimma Cacciatore – Madama Butterfly

 

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