Giovedì 18 luglio 2013 – San Federico di Utrecht, vescovo – Taurianova

E anche la Gran Bretagna si ammala della Boldrinipatia. Niente Gnocca nella pubblicità! Fa male. Forse, fa diventare ciechi. Come le pippe. E il coloratissimo spot di una nota marca francese d’automobili viene bandito dall’Advertising Standards Authority del Regno Unito.

Niente donne bone a raccomandare i prodotti, solo armadiamuro con l’alito pesante, le cosce con i crateri della cellulite, i peli sotto al mento e una lieve calvizie da esaurimento nervoso. Magari, in cassa integrazione e con la tessera politica timbrata per l’anno in corso. Tutto il resto, da ardere! E via, nel cesso, anche tutti i prodotti di bellezza. Rossetti luminosi, piegaciglia, mascara, eye-liner, profumi, pettini… Che la donna dia un pò di maoista: con la camiciola blu stinto, le scarpe in plasticona e nessun segno di femminilità. Non accetti passaggi in auto da uomini in giacca e cravatta, non sieda a gambe accavallate su poltrone nuove di pacca, non si faccia vedere sensuale, ma neanche troppo sottomessa. Vesta sobria, modello Valentino, senza, però, essere griffata. Sia rampante, sì, ma anche un po’ dimessa. Dica spesso “mestiere di madre”, “depressione postpartum”, “sessismo machista”. Ed ecco la finta donna che tutte le “impegnate” vorrebbero promuovere. Peccato per loro, però, che la donna femmina esista e VOGLIA esistere ancora. Già da adolescente, cerca maliziosamente il confronto sensuale con l’altro da sé. Si abbiglia, si trucca, “ci tiene”, si dispone al bello. Esteticamente bello. Quello delle statue di Canova, della Fornarina di Raffaello, della Cleopatra del Guercino. Quel bello che mostra da millenni le tette e se ne compiace. Perché la vergogna, l’infamia, sta in come le guarda chi le guarda, non in chi le mostra. E lo dico da ricchione. Amo la bellezza delle donne. Adoro ammirare l’esposizione del gioco che solo una femmina sa attuare quando vuole provocare. Mi piace, e piace alla mia anima, godere della passione che ispirano le belle donne, maestre del movimento del calore. Arrossisco e tremo anche io, quando i miei occhi incontrano due seni turgidi che mi offrono un’automobile, o un gelato, o una busta di minestrone. Perché come lo fanno loro, non può farlo una stitica manager in doppiopetto grigio, alta quanto un tavolo da thè e larga come piazza sampietro. C’è un limite a tutto. Anche al pessimo gusto figlio dell’invidia. Ma la Gnocca, Quella, il limite non ce l’ha. Perché, ancora e grazie a Dio, governa il Mondo.

… Fra me e me…

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