Domenica 28 luglio 2013 – Sant’Innocenzo – Zòmaro (Aspromonte)

Al fresco dei boschi d’Aspromonte con l’acqua di una sorgente che, sgorgando indisturbata, forma un ruscellino freddissimo, mi godo questa domenica di fine luglio. Qualcuno, poco distante, sta grigliando verdure e carne. Civilmente. Su un barbecue attrezzatissimo. Non pericoloso. Sfoglio le news degli ultimi giorni e trovo una dichiarazione dell’ex Ministro Paolo Romani. “Meglio essere adottato da una famiglia omosessuale o restare in orfanotrofio fino alla maggiore età?”

Ministro mio, e chi lo può sapere? Io riformulerei il quesito: Meglio restare in istituto o cadere in mano a dei cretini, etero o omo che siano? E sì, perché il problema è sempre lo stesso: tutelare i diritti di chi, in un modo o in un altro, dipende da noi. Ma noi siamo in grado di farlo? Io credo di no, nel caso in cui rivestiamo la tutela di una scorza politica o religiosa. Negli ultimi tempi, infatti, mi sembra che, più che sottolineare l’importanza di garantire un futuro sereno ai bambini meno fortunati, si cerchi di affermare il diritto politico e partitico degli adulti di accaparrarsi territorio. Qualsivoglia territorio. E’ il tempo, questo nostro tempo, del “Lo voglio…” A prescindere se, volendo ciò che si vuole, si sia in grado di difenderlo e proiettarlo verso il futuro. Civilmente e Serenamente. Umanamente e Lealmente. Moralmente e Legalmente. Conosco famiglie eterosessuali da medaglia d’oro, ma, anche, da ergastolo. Conosco famiglie omosessuali cretine ed altre da prendere ad esempio. Nel mondo sono sparsi in ordine caotico mamme stronze, siliconate nel cervello e sciatte nelle viscere, e mamme da presepio, e padri porci nelle mutande o santi nel sudore della fronte. A ciascuno di loro dovremmo chiedere se, dentro, in fondo al pozzo del proprio segreto, siano eterosessuali o no. Omosessuali o no. Scopriremmo virtù eccelse e vizi indicibili da una parte e dall’altra della carreggiata. In questi ultimi giorni, sulla legge contro l’omofobia, i partiti si stanno dividendo il territorio: froci di destra e sinistra, simpatizzanti arcobaleno di tutto l’emiciclo, inquisitori cattolici e atei, qualunquisti cerchiobbottisti tentano il tesseramento ignobile delle coscienze degli italiani. Usano la trincea omofoba e contromofoba. Usano la divisione per garantirsi il comando. Usano l’ammiccante simpatia o la rigida ortodossia. Usano Dio e il Controddìo.

Non importa a nessuno, per esempio, in materia di adozione, di ciò che vorrebbero i bambini. Ognuno dei lottatori cerca di guadagnare la vittoria. I vescovi panciuti, che pretendono di essere la voce di Dio, che, spesso, li scansa. Gli uomini di partito, che sperano di rimpolpare le fila dei seguaci. Le associazioni, che si svegliano solo per urlare due tre slogan efficaci e poi tornano nel letargo dei convegni costosissimi. Le categorie, e, mi chiedo, Quali???? I lupi solitari, scriba da social network, che ululano anatemi più o meno laici contro chiunque mini le loro esili certezze. Gli unici a tacere restano tutti coloro che danno l’esempio coi fatti. Col lavoro. Con l’impegno concreto. I seri. Coloro i quali scrivono le pagine più importanti della Storia, senza rompere i coglioni. Uomini e donne che, dignitosamente, dedicano la vita a chi ha bisogno. In famiglia e non solo. Certo, una legge che regolamenti il diritto ad adottare va fatta. O, forse, vanno riviste le norme vigenti. Anche io, da non sposato, potrei voler adottare. Sempre che qualche bambino kamikaze mi voglia come padre. E non mi si dica che i bambini hanno bisogno di un padre e una madre. Perché potrei rispondere: E i vedovi? I divorziati e i separati che non si riaccoppiano? Dunque, niente cazzate, per favore! No, il segreto dell’educazione perfetta non sta nella doppia presenza. Ma nella Presenza. Quella vera. Fatta di ascolto, dedizione, disponibilità, compagnia, complicità, ironia, lealtà, equilibrio, tenacia, pazienza. Il resto è fallimento. Etero o omo che sia.

Ma, tanto, resterà solo un pensiero… Fra me e me…

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