Mercoledì 18 settembre 2013 – Santa Sofia M.  – Taurianova

Leggo e rabbrividisco.

«Queste persone stanno tradendo lo spirito originario dell’occupazione, quello dei primi comunicati, in cui si diceva chiaro e tondo che non si voleva avere niente a che fare con i politici», denunciava Piccirillo, «invece, di recente, è stata realizzata la bozza dello statuto di una fondazione, formalmente senza scopo di lucro, il cui nome sarà “Teatro Valle Bene Comune”. Una fondazione che si prefigge di assumere “pieno governo politico del bene comune in cui essa ha sede”. È chiaro che, per conseguire simili obiettivi, avere le giuste aderenze può fare parecchio comodo. Si era partiti in un certo modo e adesso si inseguono gli appoggi politici e magari, chissà, il “posto fisso”». Oggi possiamo dire che quanto previsto da Piccirillo si è pienamente realizzato. Dopo circa due anni e mezzo di occupazione abusiva, seguita alla liquidazione dell’Ente Teatrale Italiano (che avrebbe dovuto condurre alla privatizzazione del Valle o, nella peggiore delle ipotesi, alla sua dismissione), la settimana prossima la fondazione «Teatro Valle Bene Comune» sarà ufficialmente varata.

E, dunque, riporto una mia lettera aperta, di un anno fa, al Direttore de Il Giornale… Eccola…

No, non ci vado al Teatro Valle occupato. Non mi interessa.

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Non mi piacciono i teatri occupati. E neanche le occupazioni, in generale. Al liceo, servono per trombare. Per non studiare. Per sembrare impegnati politicamente. Al liceo. E, comunque,  neanche al liceo, ai miei tempi, partecipavo a questa forma passiva di “protesta”.Se protesto, ho l’obbligo di proporre la seconda possibilità: quella che, secondo me, risolverebbe il problema. E, una volta proposta, mi confronto, democraticamente, con la controparte per costruire la soluzione. Magari, la soluzione comune. O, allora, faccio la rivoluzione. E taglio le teste, metto a ferro e fuoco il Palazzo, e assumo il Potere. E, anche in questo caso, ho l’obbligo, dopo, di confrontarmi col Consesso internazionale. Ergo…

Occupare il teatro più antico di Roma non ha senso. Non ha senso, se non sono in grado di garantire una VERA stagione teatrale, con organizzazione perfetta di produzione, distribuzione, ospitalità…. Non ha senso se, alla fine, dopo un anno, sono ancora lì a tirare per la giacchetta questo o quell’artista di passaggio, per farlo venire a “portare la propria testimonianza e solidarietà”. E, così, io posso mettere l’ennesimo fiorellino all’occhiello. O l’ennesima firma sulla borsa di cuoio di Tolfa, di 68ina memoria, o giù di lì… Io, il fighetto dell’occupazione. Ma che stupidino, che sembro…

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Anche se io so PERFETTAMENTE di non esserlo, stupidino… Anzi, che gran furbetto, che sono… Io so dove voglio andare a parare… Un giorno, DA GRANDE, vorrò fare il direttoreartisticoecapocomicotuttassieme, così potrò scegliermi, scrivermi, dirigermi, interpretarmi e recensirmi. Tutto da solo. Con la benedizione degli occupanti. In soldoni, cosa è cambiato, al Valle, in questo anno di inutile braccio di ferro (se mai ci sia stato, un braccio di ferro…) con il mondo circostante?Nulla. Tranne, mi dicono, un ritorno di immagine dei pochi Capoccia. Sì, è vero, ogni tanto su facebook vedo qualche link con questo o quell’artista che ha fatto il suo passaggio sul palcoscenico del teatro occupato, e provo una pena…

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Il filmatino di francavaleri, più confusa che persuasa, mi ha commosso. Franca Valeri, la ricordo, io bambino, inimitabile in “Piccola Posta”, irraggiungibile ne “Il segno di Venere”, da sballo ne “Il Vedovo”, e divina in “Parigi, o Cara”, di cui ha curato anche la sceneggiatura… E potrei continuare a scrivere di Lei, investendo in inchiostro i pochi soldi rimasti in tasca in questi tempi di magra… Ma quell’ombra sul palcoscenico, che affiancava un signore che si affannava a farsi vedere, a sua volta,  a fianco a lei, ulteriore timbro d’avallo, non era proprio la Signora del Teatro Comico. Del Cinema Comico. E non solo… La Signora è Divina Maschera della Tragironia universale. Un’Artista che il mondo ci invidia da decenni. Perché “usarla”? Il giorno dopo, sul tavolo delle trattative, cosa ha fruttato? No, non mi convinco.

E al Teatro Valle occupato non ci vado.

Quasi di fronte, vado ad acquistare i miei ventagli. Un po’ più avanti, mi godo il miglior caffè di Roma. Poco prima, venendo da Corso Vittorio, mi inebrio della bellezza di Sant’Andrea della Valle. E, quasi a fianco, guardo Palazzo Madama e… Ma in un teatro occupato inutilmente, non ci entro. E, con me, migliaia di altre persone. Il pubblico. Chi c’è, ogni sera, a “vedere” gli spettacoli? Una carrettata di attori in disarmo e senza lavoro, registi in cerca di produttori, autori… Aspiranti. Il pubblico vero va negli altri teatri. Paga e “guarda” lo spettacolo. Tanto “lì, è sempre  la stessa solfa… C’è sempre la stessa atmosfera da centro sociale…” Insomma, non è accaduto nulla e, probabilmente, nulla accadrà. Adesso, mi dicono su Twitter, c’è una Fondazione che avrebbe bisogno di 250mila euro. Per cosa, mi chiedo? Quella cifra, dentro a un teatro così grande e antico, non basta per la manutenzione delle poltrone… Per far vivere il Valle, ce ne vogliono di soldini… Dunque? Dunque, leggo blog e siti personali sul web: tutti sono d’accordo che il Valle debba risorgere. Li cerco in chat, per parlarne. Non li trovo. Mi guardo intorno. Il gatto dorme e il cane guarda la tv: c’è il comportamentista americano che insegna ad un chihuahua a non mordere gli invitati della sua padrona. Una volta bastava una bottarella sul culo col quotidiano piegato. Una volta. Se lo fai oggi, Fido ti organizza un’occupazione con gli amici del canile comunale… E, magari, un’occupazione di “altri cani”…

E, dopo un anno ancora, non è cambiato nulla… Tranne l’ardire di voler far nascere una Fondazione… Parliamone. Seriamente.

 

 

 

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